domenica 28 giugno 2026

Vicinanza è condivisione.

Si pensa spesso che la presenza sia direttamente proporzionale alla vicinanza, invece suppongo che dipenda dalla condivisione.

Essere presenti non significa necessariamente riempire ogni momento della giornata; significa essere la persona a cui viene naturale raccontare anche ciò che, per chiunque altro, non avrebbe alcuna importanza: una fotografia inviata senza un motivo, una frase letta per caso, un piccolo dubbio, una soddisfazione, una cosa buffa accaduta durante la giornata.

Non sono notizie, sono piccoli frammenti di vita che scegliamo di consegnare sempre alla stessa persona.


Ed è proprio lì che nasce la presenza.

Non nei grandi eventi, ma nell'abitudine di far entrare l'altro dentro il nostro quotidiano.

Per questo credo che l'intimità non si costruisca soltanto nei momenti importanti. Si costruisce ogni volta che pensiamo spontaneamente: "Questa cosa voglio raccontarla proprio a te."


Ci sono persone con cui condividiamo le cose importanti della vita. E poi ce n'è una sola con cui ci viene naturale condividere la vita, anche quando non accade nulla di importante.


Forse è questo il significato più profondo dell'esserci, non occupare lo stesso spazio, ma abitare, con naturalezza, i pensieri dell'altro.


Perché la presenza più autentica non si misura dal tempo trascorso insieme.

Si riconosce dal numero di volte in cui, durante una giornata qualunque, il primo pensiero è stato: "Aspetta... questa, se non la condivido con te, sembra quasi incompleta."

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