Esistono abbracci che durano pochi secondi. E poi esistono abbracci che iniziano settimane prima. Chi vive una relazione a distanza sa bene che l'incontro non comincia quando due persone si vedono. Comincia molto prima: comincia nell'attesa; comincia nei giorni che mancano, nei programmi condivisi, nei messaggi che assumono un sapore diverso man mano che la data si avvicina.
L'incontro viene immaginato, desiderato e costruito mentalmente molto prima di diventare realtà. Per questo motivo il ritrovarsi produce emozioni così intense, non si tratta soltanto della fine di una separazione, si tratta del passaggio dalla mancanza alla presenza.
Per settimane, l'altra persona è stata una voce, un messaggio, una fotografia, una videochiamata.
Poi, improvvisamente, torna a essere presenza: uno sguardo, un profumo, una mano che si può stringere, un corpo che occupa finalmente lo stesso spazio; qualcosa dentro di noi si rilassa. Perché il bisogno più semplice e più umano viene finalmente soddisfatto: quello di condividere la vita con qualcuno che per noi conta.
La cosa curiosa è che la gioia dell'incontro raramente si trova nei grandi gesti, si nasconde soprattutto nelle cose più ordinarie, fare colazione insieme, camminare senza una meta precisa, preparare una cena, guardare un film sul divano, persino fare la spesa.
Attività che molte coppie considerano normali diventano improvvisamente preziose quando sono state a lungo impossibili.
La distanza ha un effetto particolare: restituisce valore a ciò che la consuetudine spesso rende invisibile.
Anche il desiderio assume una forma diversa.
Quando due persone si ritrovano dopo un periodo di lontananza è naturale che esista una forte attrazione fisica.
La voglia di fare l'amore non rappresenta un'anomalia, è una delle espressioni più spontanee del desiderio di vicinanza. Tuttavia sarebbe riduttivo pensare che questo sia il vero centro dell'incontro. L'intimità fisica non è il motivo principale per cui due persone si cercano. È una delle forme attraverso cui celebrano il ritorno della presenza.
Il bisogno più profondo è un altro. È poter finalmente smettere di immaginare l'altro e tornare a viverlo.
Esiste poi un aspetto meno evidente della gioia del ritrovarsi.
Una lieve malinconia che spesso compare proprio nei momenti più felici. Chi vive una relazione a distanza sa che ogni incontro contiene già il seme di una nuova separazione. Prima o poi arriverà il momento di salutarsi. Di tornare alle proprie città, alle proprie abitudini, alla quotidianità.
Eppure questa consapevolezza non rovina la felicità, paradossalmente la rende più intensa.
Perché ci ricorda che nulla è scontato.
La distanza insegna una lezione che molte persone dimenticano.
La presenza è un dono fragile, non è garantita, non è automatica, non è dovuta.
Forse è proprio per questo che chi si ritrova dopo una lunga attesa riesce ancora a commuoversi per cose che altri hanno smesso di vedere: un caffè condiviso, una passeggiata, un silenzio vissuto insieme.
La gioia dell'incontro non nasce soltanto dal ritrovarsi, nasce dall'aver compreso quanto sia preziosa la presenza dell'altro.
E forse è questa la lezione più bella che una relazione a distanza possa insegnare: alcune persone entrano così profondamente nella nostra vita da trasformare la loro presenza in una forma di casa.
E quando finalmente le ritroviamo, per un momento, tutto torna al proprio posto.
La gioia dell'incontro non nasce soltanto dal ritrovarsi.
Nasce dall'aver capito quanto sia preziosa la presenza dell'altro.

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