La “Malattia", qualsiasi malattia non ha una esclusiva genesi esterna, ma è strettamente unita tra mente, emozione e corpo.
Questo significa che allorquando si manifesta uno shock emotivo inaspettato, il suo vissuto attiva un'area precisa del cervello e, conseguentemente, il corpo reagisce. Tale shock non necessariamente deve essere acuto, può trattarsi infatti di profondi disagi perpetuati nel tempo “Perché ci si ammala?”, “Cos’è la malattia?”, sono le domande che l’essere umano si pone dalla notte dei tempi alle quali mai nessuno sinora ha saputo rispondere in maniera esaustiva.
Oggi con i progressi scientifici o siamo in grado di sapere il perché (eziologia) e il come (patogenesi) di una “malattia”, possiamo fornire dei supporti chimici che permettono di guarire, ma la domanda cardine “Perché proprio a me?” resta ancora in piedi.
Come unire i due aspetti?
Grande intuizione, che ha scardinato il mondo medico, l’ha avuta il dr. Hamer con le 5 Leggi Biologiche colle quali correla Psiche, Cervello e Organi come tre livelli dello stesso organismo, quindi se conosco uno dei livelli posso determinare precisamente anche gli altri due.
Inoltre, la cosa affascinante di questo nuovo modo di comprendere la “malattia” è proprio che ogni singola legge è verificabile da chiunque e per qualsiasi sintomo.
Perciò l'aiuto alla persona in difficoltà deve necessariamente prendere in considerazione anche il suo vissuto, il suo modo di sentire le cose e di affrontarle. Ne consegue un cambiamento radicale nella relazione tra medico e paziente e degli strumenti necessari per portare aiuto. La persona nella sua totalità e con tutta la sua storia.
Ma ancora se si riesce sinergicamente a unire la medicina “Tradizionale” con la “Nuova Medicina” abbiamo compiuto il grande passo per poter giungere alla reale, completa guarigione dalla malattia.
"Leggere i sintomi come messaggi
del corpo: una chiave semplice fondata su
un'enorme casistica, per comprendere cosa
c'è dietro una malattia e guarire."
martedì 24 gennaio 2012
lunedì 19 dicembre 2011
correlazione fra materia e spirito
Il Verbo, emanato dalla mente divina, ha creato il movimento universale e che mediante l'azione reciproca di due forze contrarie l'azione e la reazione - ha generata l'armonia di tutte le varietà della Natura.
«Io faccio splendere la luce primitiva sulla strada delle tenebre con l'aiuto della grande forza magica della mia Parola» (Papiro di Torino).
Nel Prometeo di Eschilo, la parola di Zeus, personificata nella Potenza, lega con catene invincibili il Dio sulla vetta più selvaggia del Caucaso.
Ed ancora: «Indi Dio creò sette spiriti che governano il mondo sensibile, e questi esecutori della sua volontà regolano ciò che viene chiamato Destino» (Ermete - Pimandro).
Nella genesi ermetica ogni pianeta è animato da uno Spirito che irradia e spande la sua influenza sui mondi inferiori.
Questi Spiriti corrispondono agli arcangeli della teogonia cristiana.
Gli Arcangeli sono, secondo Dionigi l'Areopagita, i messaggeri dei segreti divini.
Il mistero delle sette stelle nella mano di Dio, e dei sette candelieri d'oro (APOCALISSE – cap I) sono la trasposizione dei sette pianeti ed i sette spiriti o gli Arcangeli che li animano.
I quattro animali che stanno innanzi al trono circondato dai sette spiriti, simbolizzano i quattro elementi, l'Aria, il Fuoco, l'Acqua e la Terra, che mediante le loro reciproche combinazioni hanno create tutte le opere della Natura.
In tal modo tutto si chiarisce al lume della sapienza antica.
La scala di Giacobbe, percorsa in ambedue i sensi, dal Cielo alla terra e dalla terra al cielo, dagli angeli di Dio, raffigura perfettamente i rapporti che esistono tra il mondo fisico ed il mondo spirituale. Questa stessa significazione riscontriamo nella parola religione (religare): unione, legame della terra con il mondo superiore.
In questo senso bisogna interpretare Plutarco, quando scrive: «La religione è la storia allegorica della Natura» (Opere morali).
Infatti la natura è lo spettacolo permanente delle analogie che uniscono le sfere fisiche alle sfere immateriali.
«I fenomeni del mondo fisico e quelli del mondo morale sono stati sempre tra loro connessi nel pensiero del padri dell'Umanità. Tutta l'antichità, con i suoi monumenti, con le sue costumanze è piena di questa analogia» (BALLANCHE - Palingenesi).
Platone, nel Parmenide, scrive: «Le Idee sono come i modelli generali della Natura, le altre cose rassomigliano loro; sono le loro copie».
Ogni oggetto naturale è dunque la rappresentazione di una idea, di cui il prototipo è nel cielo. La natura visibile è modellata sull'invisibile, come il corpo è modellato sull'anima.
La natura è, secondo le parole d'Isaia, «la veste di Dio».
Ne risulta che la fisiognomica è una scienza esatta. Tutto rivela l'uomo: le proporzioni e le linee del suo corpo, ogni tratto del suo viso, la sua statura, il suo modo di camminare, l'accento della sua voce, le sue parole, il suo sorriso ed i suoi atti, tutto è come lo specchio dell'essere interiore.
Ora, come c’è correlazione perfetta tra il corpo e l'anima, così la stessa correlazione esiste tra tutte le creazioni del mondo sensibile e le sfere celesti.
Il microcosmo è la traduzione e la riduzione del macrocosmo, e questa identità è ben nota ai grandi artisti. La Potenza dell'Arte ha innanzi tutto per oggetto il penetrare i simboli della natura e rappresentare mediante la perfezione della forma l'essenza imperitura degli esseri.
«Io faccio splendere la luce primitiva sulla strada delle tenebre con l'aiuto della grande forza magica della mia Parola» (Papiro di Torino).
Nel Prometeo di Eschilo, la parola di Zeus, personificata nella Potenza, lega con catene invincibili il Dio sulla vetta più selvaggia del Caucaso.
Ed ancora: «Indi Dio creò sette spiriti che governano il mondo sensibile, e questi esecutori della sua volontà regolano ciò che viene chiamato Destino» (Ermete - Pimandro).
Nella genesi ermetica ogni pianeta è animato da uno Spirito che irradia e spande la sua influenza sui mondi inferiori.
Questi Spiriti corrispondono agli arcangeli della teogonia cristiana.
Gli Arcangeli sono, secondo Dionigi l'Areopagita, i messaggeri dei segreti divini.
Il mistero delle sette stelle nella mano di Dio, e dei sette candelieri d'oro (APOCALISSE – cap I) sono la trasposizione dei sette pianeti ed i sette spiriti o gli Arcangeli che li animano.
I quattro animali che stanno innanzi al trono circondato dai sette spiriti, simbolizzano i quattro elementi, l'Aria, il Fuoco, l'Acqua e la Terra, che mediante le loro reciproche combinazioni hanno create tutte le opere della Natura.
In tal modo tutto si chiarisce al lume della sapienza antica.
La scala di Giacobbe, percorsa in ambedue i sensi, dal Cielo alla terra e dalla terra al cielo, dagli angeli di Dio, raffigura perfettamente i rapporti che esistono tra il mondo fisico ed il mondo spirituale. Questa stessa significazione riscontriamo nella parola religione (religare): unione, legame della terra con il mondo superiore.
In questo senso bisogna interpretare Plutarco, quando scrive: «La religione è la storia allegorica della Natura» (Opere morali).
Infatti la natura è lo spettacolo permanente delle analogie che uniscono le sfere fisiche alle sfere immateriali.
«I fenomeni del mondo fisico e quelli del mondo morale sono stati sempre tra loro connessi nel pensiero del padri dell'Umanità. Tutta l'antichità, con i suoi monumenti, con le sue costumanze è piena di questa analogia» (BALLANCHE - Palingenesi).
Platone, nel Parmenide, scrive: «Le Idee sono come i modelli generali della Natura, le altre cose rassomigliano loro; sono le loro copie».
Ogni oggetto naturale è dunque la rappresentazione di una idea, di cui il prototipo è nel cielo. La natura visibile è modellata sull'invisibile, come il corpo è modellato sull'anima.
La natura è, secondo le parole d'Isaia, «la veste di Dio».
Ne risulta che la fisiognomica è una scienza esatta. Tutto rivela l'uomo: le proporzioni e le linee del suo corpo, ogni tratto del suo viso, la sua statura, il suo modo di camminare, l'accento della sua voce, le sue parole, il suo sorriso ed i suoi atti, tutto è come lo specchio dell'essere interiore.
Ora, come c’è correlazione perfetta tra il corpo e l'anima, così la stessa correlazione esiste tra tutte le creazioni del mondo sensibile e le sfere celesti.
Il microcosmo è la traduzione e la riduzione del macrocosmo, e questa identità è ben nota ai grandi artisti. La Potenza dell'Arte ha innanzi tutto per oggetto il penetrare i simboli della natura e rappresentare mediante la perfezione della forma l'essenza imperitura degli esseri.
effetto specchio uno dei misteri del cervello
Alcuni comportamenti che, partendo dalle scoperte sulle relazioni e sulle competizioni intra ed inter-emisferiche sulla gestione delle informazioni di Flor-Henry, di Strauss e di Kosaka, egli attribuisce ad una dominanza emisferica imperfetta in soggetti malati o sani, ossia ad una dominanza temporanea, stabile o stabilizzata di strutture, aree o funzioni di quell'emisfero celebrale che abitualmente non è l'emisfero dominante per uno specifico compito.
La dominanza dell'emisfero cerebrale destro (sede dell'emotività) sull'emisfero sinistro (sede della razionalità) può dar luogo a comportamenti cognitivi incongrui quali il mirror writing, il mirror reading e il mirror speaking.
Tali comportamenti, derivanti non solo da patologie specifiche del sistema nervoso centrale, ma anche da traumi accidentali allo stesso, da interventi neurochirurgici o dal consumo di oppiacei o di alcol, hanno alla loro base un meccanismo cerebrale già noto da tempo, che fa sì che stimoli percettivi producano contemporaneamente nei due emisferi cerebrali un engramma e il suo opposto; quest'ultimo viene normalmente soppresso. In particolari condizioni, questo meccanismo di soppressione viene inibito, per cui l'opposto può farsi presente con un'immagine di solito a specchio.
Non solamente la scrittura, la lettura o il linguaggio possono acquisire comportamenti a specchio, ma anche la manipolazione di oggetti può avvenire al contrario.
L'esistenza di questo meccanismo cerebrale è provata dal fatto che se si fissa per qualche minuto una superficie rossa e si passa repentinamente ad una superficie bianca (assenza di colore), per qualche istante, prima di venire soppresso dal meccanismo d'inibizione, l'occhio vedrà il colore verde, ovvero l'opposto del rosso. Proietta all'esterno, quindi, il colore che si è formato nell'emisfero non dominante, più lento nell'adattarsi al nuovo stimolo.
Ciò che in definitiva il Dott. Cocchi sostiene è che se dunque il nostro cervello è sempre in grado di percepire l'opposto di ogni stimolo, e, in presenza di determinate patologie che inibiscono il meccanismo di soppressione dell'opposto, può produrre in certi soggetti la scrittura, la lettura o il linguaggio al contrario, ne consegue inevitabilmente che la nostra mente è certamente in grado di cogliere anche il contrario di una frase rovesciata, se disposta in sequenza adeguata, e che quindi un messaggio a ritroso è un mezzo idoneo per raggiungere la nostra psiche.
Prendiamo la frase: "Oggi sono andato a far la spesa"; se la rovescio diventa: "aseps al raf a otadna onos iggo". Ora, mentre sappiamo con sicurezza che il cervello è in grado di rovesciare le parole, non ci risulta che sia in grado di far questo con le frasi, e meno che mai con testi più lunghi. Se però la frase di prima io la sento, sia pur con le parole rovesciate, ma rispettando l'inizio e la fine della frase, in questo modo: "iggo onos otadna a raf al aseps", il cervello di destra può tranquillamente decifrarla, dovendosi solo limitare a rovesciare una per una le parole, che sono già nella sequenza giusta.
Tali studi inducono a conclusioni anche allarmanti la prima riguarda la possibilità di essere manipolati premezzo di opportuni messaggi subliminali che colti dall'emisfero destro sono memorizzati senza aver compiuto il passaggio alla coscienza, per poi ricomparire al momento opportuno anche qui senza una piena presa di carico dalla parte razionale dell'encefalo; questo dato in un mondo pieno di media può indurre ad influenzare la scelta di consumi o peggio di decisioni politiche (vedi la campagna elettorale di Obama). La seconda deve far riflettere sulla cosidette malattie psicologiche, che possono semplicemente rientrare in uno sto conflittuale della compresenza dei due emisferi.
L. Cordella, «Lateralizzazione emisferica: aspetti dinamici in ambito biologico», in Riv. Ital. Disturbo Intellet., 1991, 4, pagg. 57-71.
J. L. Bradshaw, N. C. Nettleton, K. Patterson, «Identification of mirror-reversed and non-reversed profiles in same and opposite visual fields», in J. Exp. Psychol., 1973, 99, pagg. 42-48.
La dominanza dell'emisfero cerebrale destro (sede dell'emotività) sull'emisfero sinistro (sede della razionalità) può dar luogo a comportamenti cognitivi incongrui quali il mirror writing, il mirror reading e il mirror speaking.
Tali comportamenti, derivanti non solo da patologie specifiche del sistema nervoso centrale, ma anche da traumi accidentali allo stesso, da interventi neurochirurgici o dal consumo di oppiacei o di alcol, hanno alla loro base un meccanismo cerebrale già noto da tempo, che fa sì che stimoli percettivi producano contemporaneamente nei due emisferi cerebrali un engramma e il suo opposto; quest'ultimo viene normalmente soppresso. In particolari condizioni, questo meccanismo di soppressione viene inibito, per cui l'opposto può farsi presente con un'immagine di solito a specchio.
Non solamente la scrittura, la lettura o il linguaggio possono acquisire comportamenti a specchio, ma anche la manipolazione di oggetti può avvenire al contrario.
L'esistenza di questo meccanismo cerebrale è provata dal fatto che se si fissa per qualche minuto una superficie rossa e si passa repentinamente ad una superficie bianca (assenza di colore), per qualche istante, prima di venire soppresso dal meccanismo d'inibizione, l'occhio vedrà il colore verde, ovvero l'opposto del rosso. Proietta all'esterno, quindi, il colore che si è formato nell'emisfero non dominante, più lento nell'adattarsi al nuovo stimolo.
Ciò che in definitiva il Dott. Cocchi sostiene è che se dunque il nostro cervello è sempre in grado di percepire l'opposto di ogni stimolo, e, in presenza di determinate patologie che inibiscono il meccanismo di soppressione dell'opposto, può produrre in certi soggetti la scrittura, la lettura o il linguaggio al contrario, ne consegue inevitabilmente che la nostra mente è certamente in grado di cogliere anche il contrario di una frase rovesciata, se disposta in sequenza adeguata, e che quindi un messaggio a ritroso è un mezzo idoneo per raggiungere la nostra psiche.
Prendiamo la frase: "Oggi sono andato a far la spesa"; se la rovescio diventa: "aseps al raf a otadna onos iggo". Ora, mentre sappiamo con sicurezza che il cervello è in grado di rovesciare le parole, non ci risulta che sia in grado di far questo con le frasi, e meno che mai con testi più lunghi. Se però la frase di prima io la sento, sia pur con le parole rovesciate, ma rispettando l'inizio e la fine della frase, in questo modo: "iggo onos otadna a raf al aseps", il cervello di destra può tranquillamente decifrarla, dovendosi solo limitare a rovesciare una per una le parole, che sono già nella sequenza giusta.
Tali studi inducono a conclusioni anche allarmanti la prima riguarda la possibilità di essere manipolati premezzo di opportuni messaggi subliminali che colti dall'emisfero destro sono memorizzati senza aver compiuto il passaggio alla coscienza, per poi ricomparire al momento opportuno anche qui senza una piena presa di carico dalla parte razionale dell'encefalo; questo dato in un mondo pieno di media può indurre ad influenzare la scelta di consumi o peggio di decisioni politiche (vedi la campagna elettorale di Obama). La seconda deve far riflettere sulla cosidette malattie psicologiche, che possono semplicemente rientrare in uno sto conflittuale della compresenza dei due emisferi.
L. Cordella, «Lateralizzazione emisferica: aspetti dinamici in ambito biologico», in Riv. Ital. Disturbo Intellet., 1991, 4, pagg. 57-71.
J. L. Bradshaw, N. C. Nettleton, K. Patterson, «Identification of mirror-reversed and non-reversed profiles in same and opposite visual fields», in J. Exp. Psychol., 1973, 99, pagg. 42-48.
dove dirigersi?
La volontà degli dei era interpretata dai sacerdoti, che avevano varie specialità: alcuni erano esperti nell'osservare i lampi, altri nel volo degli uccelli, altri ancora nell'osservare le viscere degli animali sacrificati.
La sede della vita era nel fegato e solo chi conosceva la sua esatta morfologia poteva distinguerne tutti gli aspetti normali e non e quindi poterne interpretare i sacri messaggi, che il viscere, estratto dall'animale immolato (reso sacro), portava in sè.
Messaggi inviati non per evitare l'accadersi degli eventi, ma solo per poterne essere a conoscenza, quindi spiritualmente e moralmente pronti.
Oggi, moderni e sazi intellettualmente, ancor di più abbiamo bisogno di conoscere il fururo, pavidi piccoli essereri sedotti dal benessere fatuo della società dei beni, spaventati per un incerto futuro che ci privi dell'inutile.
E così acquistiamo beni fatui e inutili e vaghiamo spendendo denaro per ottenere quello che persumiamo essere il futuro, dimentichi che la conoscenza di ciò che è nella mente degli dei può essere ottenuta solamente con profonda fede e fatica.
Fatica dovuta all'impegno necessario per poer avere il reale campbiamento interiore, fede perchè si deve avere la certezza che spostando i propri pensieri si può effettuare il cambiamento interiore, iniziando a parlare con integrità'; affermando solo quello che intendi dire e quindi evitando di usare la parola contro te stesso e gli altri.
Il cambiamento procede non personalizzando e non presupponendo mai nulla di ciò che accade o è comunicato.
E poi se si opera facendo del prorpio meglio, ci si ama ad accettarsi e si inizia ad imparate dagli errori. Imparare dai propri errori significa praticare, guardare con onestà i risultati e continuare a praticare.
La sede della vita era nel fegato e solo chi conosceva la sua esatta morfologia poteva distinguerne tutti gli aspetti normali e non e quindi poterne interpretare i sacri messaggi, che il viscere, estratto dall'animale immolato (reso sacro), portava in sè.
Messaggi inviati non per evitare l'accadersi degli eventi, ma solo per poterne essere a conoscenza, quindi spiritualmente e moralmente pronti.
Oggi, moderni e sazi intellettualmente, ancor di più abbiamo bisogno di conoscere il fururo, pavidi piccoli essereri sedotti dal benessere fatuo della società dei beni, spaventati per un incerto futuro che ci privi dell'inutile.
E così acquistiamo beni fatui e inutili e vaghiamo spendendo denaro per ottenere quello che persumiamo essere il futuro, dimentichi che la conoscenza di ciò che è nella mente degli dei può essere ottenuta solamente con profonda fede e fatica.
Fatica dovuta all'impegno necessario per poer avere il reale campbiamento interiore, fede perchè si deve avere la certezza che spostando i propri pensieri si può effettuare il cambiamento interiore, iniziando a parlare con integrità'; affermando solo quello che intendi dire e quindi evitando di usare la parola contro te stesso e gli altri.
Il cambiamento procede non personalizzando e non presupponendo mai nulla di ciò che accade o è comunicato.
E poi se si opera facendo del prorpio meglio, ci si ama ad accettarsi e si inizia ad imparate dagli errori. Imparare dai propri errori significa praticare, guardare con onestà i risultati e continuare a praticare.
sabato 12 novembre 2011
Kamut una leggenda poco salutistica
Esiste un frumento che possiede buone proprietà nutrizionali ed è eccellente per la pastificazione, ma non è stato “risvegliato” da una tomba egizia e non è adatto ai celiaci. E' coltivato e venduto in regime di monopolio, ha un costo eccessivo, e una pesante impronta ecologica questo è il Kamut – o meglio, del Khorasan: un tipo di frumento che tra l’altro abbiamo anche in Italia.
“Kamut” non è il nome di un grano, ma un marchio commerciale, depositato che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti; infatti è stata ideata la leggenda che di tale grano i semi siano stati ritrovati in una tomba egizia ed inviati nel Montana, dove stati “risvegliati” e posti in coltivazione.
Il frumento prodotto e venduto con il marchio Kamut è coltivato negli Stati Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan), sotto lo stretto controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società K.Int.; in Italia è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato solo da mulini autorizzati.
Tutti i prodotti che portano il marchio sono preparati e venduti sotto licenza della K.Int e sotto il controllo della Kamut Enterprises of Europe.
Il marketing decisamente efficace che è alla base del successo del Kamut ha fatto leva su tre aspetti: la suggestiva leggenda del suo ritrovamento, l’attribuzione di eccezionali qualità nutrizionali ed una presunta compatibilità per gli intolleranti al glutine.
Il Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan è una specie (Triticum turgidum subsp. turanicum) appartenente allo stesso gruppo genetico del frumento duro; è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (Khorasan è il nome di una regione dell’Iran); nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravissuto all’espansione del frumento duro e tenero.
L’invenzione commerciale del ritrovamento
Dunque, per trovare il Khorasan in Egitto non era (e non è) davvero necessario scomodare le tombe dei faraoni; senza contare che un tipo di Khorasan era (e, marginalmente ancora è) coltivato anche tra Lucania, Sannio e Abruzzo: è la Saragolla.
Tutto questo porta ariconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut solo una fantasiosa invenzione commerciale, eleborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico.
Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti.
Glutine: bisogna, infatti, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né privo né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contiene in misura superiore a quella dei frumenti teneri ed a numerose varietà di frumento duro.
Riprtatro di seguito la presenza di glutine del Kamut ripettoil Grano duro comune
-Kamut: glutine secco 15,5%, glutine/proteine 94,5%
-Frumento duro: glutine secco 12,5%, glutine/proteine 87,5%
Detto ciò, il Khorasan è certamente un frumento rustico, con ampia dattabilità ambientale, eccellente per la pastificazione.
Se la sua coltivazione è biologica (come permette la sua rusticità e come, per i propri prodotti, assicura il disciplinare del marchio Kamut), si può dire che senz’altro è un prodotto salutare, senza però scadere in esagerazioni né in forzature incoraggiate dalla moda e dal marketing del salutismo.
Costi elevati, per il portafoglio e per il Pianeta
Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut (ma non sul Khorasan!): il monopolio commerciale imposto dalla K.Int. su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato; il costo eccessivo del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute;
è la pesante impronta ecologica legata allo spostamento di un prodotto perlopiù coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometro zero”.
Fonti
www.celiachia.it
www.inran.it
www.kamut.com
www.usda.gov
http://grain.jouy.inra.fr
Composition of whole and refine meals of Kamut under southern Italian conditions
aam Terra Nuova
“Kamut” non è il nome di un grano, ma un marchio commerciale, depositato che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti; infatti è stata ideata la leggenda che di tale grano i semi siano stati ritrovati in una tomba egizia ed inviati nel Montana, dove stati “risvegliati” e posti in coltivazione.
Il frumento prodotto e venduto con il marchio Kamut è coltivato negli Stati Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan), sotto lo stretto controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società K.Int.; in Italia è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato solo da mulini autorizzati.
Tutti i prodotti che portano il marchio sono preparati e venduti sotto licenza della K.Int e sotto il controllo della Kamut Enterprises of Europe.
Il marketing decisamente efficace che è alla base del successo del Kamut ha fatto leva su tre aspetti: la suggestiva leggenda del suo ritrovamento, l’attribuzione di eccezionali qualità nutrizionali ed una presunta compatibilità per gli intolleranti al glutine.
Il Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan è una specie (Triticum turgidum subsp. turanicum) appartenente allo stesso gruppo genetico del frumento duro; è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (Khorasan è il nome di una regione dell’Iran); nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravissuto all’espansione del frumento duro e tenero.
L’invenzione commerciale del ritrovamento
Dunque, per trovare il Khorasan in Egitto non era (e non è) davvero necessario scomodare le tombe dei faraoni; senza contare che un tipo di Khorasan era (e, marginalmente ancora è) coltivato anche tra Lucania, Sannio e Abruzzo: è la Saragolla.
Tutto questo porta ariconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut solo una fantasiosa invenzione commerciale, eleborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico.
Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti.
Glutine: bisogna, infatti, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né privo né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contiene in misura superiore a quella dei frumenti teneri ed a numerose varietà di frumento duro.
Riprtatro di seguito la presenza di glutine del Kamut ripettoil Grano duro comune
-Kamut: glutine secco 15,5%, glutine/proteine 94,5%
-Frumento duro: glutine secco 12,5%, glutine/proteine 87,5%
Detto ciò, il Khorasan è certamente un frumento rustico, con ampia dattabilità ambientale, eccellente per la pastificazione.
Se la sua coltivazione è biologica (come permette la sua rusticità e come, per i propri prodotti, assicura il disciplinare del marchio Kamut), si può dire che senz’altro è un prodotto salutare, senza però scadere in esagerazioni né in forzature incoraggiate dalla moda e dal marketing del salutismo.
Costi elevati, per il portafoglio e per il Pianeta
Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut (ma non sul Khorasan!): il monopolio commerciale imposto dalla K.Int. su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato; il costo eccessivo del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute;
è la pesante impronta ecologica legata allo spostamento di un prodotto perlopiù coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometro zero”.
Fonti
www.celiachia.it
www.inran.it
www.kamut.com
www.usda.gov
http://grain.jouy.inra.fr
Composition of whole and refine meals of Kamut under southern Italian conditions
aam Terra Nuova
venerdì 4 novembre 2011
TAV altri due conti molto elementari
I costi a carico dell’Italia, per la parte di collegamento fino a Torino, secondo il dossier presentato nel 2006 all’Unione Europea ammontererebbero attorni i 17 miliardi di Euro.
Ma la documentazione presentata nel 2010, porta le previsioni dei costi a 35 miliardi di euro, a carico dell’Italia, escludendo una grande varietà di opere connesse, quale il raccordo al nodo torinese, infrastrutture per ospitare i lavoratori e decine di opere sussidiarie che un cantiere di 20 anni comporterebbe.
Ma restiamo ai 35 miliardi e vediamo che cosa potrebbe succedere, attenendoci all’esperienza italiana delle linee ad alta velocità.
Le spese della Roma-Firenze sono cresciute di 6,8 volte rispetto ai preventivi, quelle della Firenze-Bologna di 4 volte, quelle per la Milano-Torino di 5,6 volte. Stiamo parlando di dati ufficiali, ben noti, e sui quali la stessa magistratura sta cercando risposte.
Se, in base a questa esperienza scegliamo il moltiplicatore più basso, quello dell’incremento dei costi della TAV Firenze –Bologna, e moltiplichiamo per 4 le spese preventivate, i 35 miliardi diventano una cifra da fantascienza finanziaria.
Fonti
www.ilcambiamento.it/.../insostenibilita_costi_tav_torino_lione.html
www.verosimilmente.it/?m=201107
Ma la documentazione presentata nel 2010, porta le previsioni dei costi a 35 miliardi di euro, a carico dell’Italia, escludendo una grande varietà di opere connesse, quale il raccordo al nodo torinese, infrastrutture per ospitare i lavoratori e decine di opere sussidiarie che un cantiere di 20 anni comporterebbe.
Ma restiamo ai 35 miliardi e vediamo che cosa potrebbe succedere, attenendoci all’esperienza italiana delle linee ad alta velocità.
Le spese della Roma-Firenze sono cresciute di 6,8 volte rispetto ai preventivi, quelle della Firenze-Bologna di 4 volte, quelle per la Milano-Torino di 5,6 volte. Stiamo parlando di dati ufficiali, ben noti, e sui quali la stessa magistratura sta cercando risposte.
Se, in base a questa esperienza scegliamo il moltiplicatore più basso, quello dell’incremento dei costi della TAV Firenze –Bologna, e moltiplichiamo per 4 le spese preventivate, i 35 miliardi diventano una cifra da fantascienza finanziaria.
Fonti
www.ilcambiamento.it/.../insostenibilita_costi_tav_torino_lione.html
www.verosimilmente.it/?m=201107
Diabete: sicuri che lo si voglia curare I parte
Ogni 10 secondi nel mondo un individuo muore per le complicanze del diabete; ad altre due è diagnosticata la malttia.
Negli ultimi 20 anni a livello mondiale la malattia è aumentato di ben sette volte e questo è il motivo che ha spinto le Nazioni Unite a definire il diabete una vera e propria epidemia.
I dati: oltre 285 milioni di persone al mondo ne sono ammalate e 344 milioni sarebbero potenzialmente a rischio di sviluppo.
Entro il 2030 – così dicono le previsioni ufficiali - i diabetici raggiungeranno l’astronomica cifra di 435 milioni di persone!
Secondo l’International Diabetes Federation (Idf), in Italia il 6% della popolazione è diabetica, il che corrisponde a circa 4.000.000 di persone!
La spesa sanitaria odierna per il diabete varia tra i 202 e i 422 miliardi di dollari all’anno, e potrebbe, entro il 2025, superare il tetto dei 559 miliardi di dollari.
A questo punto sorge spontanea una domanda: con cifre a undici zeri annuali, è possibile che le lobbies del farmaco vogliano ralmente curare il diabete?
segue...
Negli ultimi 20 anni a livello mondiale la malattia è aumentato di ben sette volte e questo è il motivo che ha spinto le Nazioni Unite a definire il diabete una vera e propria epidemia.
I dati: oltre 285 milioni di persone al mondo ne sono ammalate e 344 milioni sarebbero potenzialmente a rischio di sviluppo.
Entro il 2030 – così dicono le previsioni ufficiali - i diabetici raggiungeranno l’astronomica cifra di 435 milioni di persone!
Secondo l’International Diabetes Federation (Idf), in Italia il 6% della popolazione è diabetica, il che corrisponde a circa 4.000.000 di persone!
La spesa sanitaria odierna per il diabete varia tra i 202 e i 422 miliardi di dollari all’anno, e potrebbe, entro il 2025, superare il tetto dei 559 miliardi di dollari.
A questo punto sorge spontanea una domanda: con cifre a undici zeri annuali, è possibile che le lobbies del farmaco vogliano ralmente curare il diabete?
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