Si dice spesso che l’amore sia trovare qualcuno simile a noi. Io credo il contrario.
L’amore comincia davvero quando due persone scoprono di essere diverse anche nelle cose più piccole: il modo di parlare, di aspettare, di usare gli oggetti, di vivere la casa, di dare per scontati gesti che, fino al giorno prima, nessuno aveva mai messo in discussione.
È lì che finisce l’illusione, ed è lì che inizia la scelta; perché convivere con qualcuno non significa soltanto condividere uno spazio, significa lasciare che due mondi, costruiti in anni di abitudini diverse, imparino lentamente a non urtarsi.
A volte questo provoca discussioni; non perché manchi l’amore, ma perché ognuno, senza accorgersene, continua a chiamare “normale” tutto ciò che ha sempre conosciuto e dimentica che, dall’altra parte, esiste un’altra normalità.
Forse amare davvero non significa trovare qualcuno che faccia le cose come noi, significa desiderare di capire perché le fa in un modo diverso e continuare ad avvicinarsi.
Anche dopo una discussione, anche quando l’orgoglio suggerirebbe di fare un passo indietro.
Perché ci si può offendere. Ci si può fraintendere. Ci si può perfino fermare per qualche ora.
Ma se ci si ama davvero, non si smette mai di camminare nella stessa direzione.
Ci sono mani che si stringono quando tutto va bene. E mani che, proprio mentre discutono, scelgono di non lasciarsi. Sono quelle che costruiscono una vita
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