sabato 8 maggio 2010

Ancora prima l'incasso e poi la salute


Il 22 giugno 2007 la Commissione Europea aveva chiesto l’avvio di una procedura di deferimento al CHMP (Comitato per i Medicinali ad uso Umano dell’EMEA) per tutti i medicinali contenenti metilfenidato, il principio attivo del RITALIN il farmaco (la droga) somministrato a bimbi troppo agitati e distratti.


La Commissione aveva ritenuto infatti che andassero valutati alcuni dubbi sulla sicurezza, comprendenti disordini cardiovascolari e cerebrovascolari, potenzialmente associati al trattamento con questi psicofarmaci.

Nel suo report finale, l’EMEA ha presentato le sue conclusioni.

In sintesi: "L’analisi dei dati (…) mostra effetti del metilfenidato (…) costituiti perlopiù da aritmie cardiache (compresa tachicardia), ipertensione, arresto cardiaco, ischemia, con qualche segnalazione di morte improvvisa (…) E’ parere del CHMP/EMEA che, dal riesame dei dati emergano prove sufficienti per sospettare l’esistenza di una relazione di causa-effetto tra uso di metilfenidato e tali reazioni, e sono emerse prove precliniche di un effetto diretto del metilfenidato sulla struttura dei tessuti cardiaci. Le revisioni condotte sulla letteratura scientifica pubblicata e sui dati epidemiologici sono pervenute alla stessa conclusione (…) ed è stato riconosciuto che esiste un rischio potenziale (…). E’ emerso che le segnalazioni di eventi cerebrovascolari riguardavano principalmente: accidente cerebrovascolare, ictus, infarto cerebrale e ischemia cerebrale (…), occlusione arteriosa cerebrale ed occlusione dell’emisfero cerebrale destro. I dati presentati suggerivano che gli eventi si fossero verificati entro le dosi raccomandate".
Infine, conclude l’EMEA, in base ai dati presentati "sono stati individuati i rischi significativi derivanti da un uso off-label, da un uso improprio o dalla diversione del medicinale".

Pur considerando assieme tutti questi elementi, il CHMP/EMEA ha comunque concluso che "il rapporto rischi/benefici dei prodotti contenenti metilfenidato per il trattamento dei bambini dai 6 anni di età in su è favorevole", ed ha raccomandato "il mantenimento dell’autorizzazione all’immissione in commercio, modificando però il riassunto delle caratteristiche del prodotto e del foglio illustrativo conformemente a quanto emerso dalla rivalutazione".


Questa vicenda ci chiarisce una volta di più, se mai fosse necessario, che l’Agenzia Europea del Farmaco, che fra l'altro dipende dalla Direzione Industria e non dalla Direzione Sanità, è continuamente bersaglio delle potenti lobby farmaceutiche.


Il farmaco, prodotto dalla multinazionale Novartis® in questi anni è stato un vero e proprio "blockbuster": un basso costo per confezione ha permesso la sua diffusione massiccia nel mondo, con oltre 20 milioni di prescrizioni all’anno per sedare comportamenti "difficili" di bambini ed adolescenti e per migliorarne le performance scolastiche.
Fra le fonti: www.giulemanidaibambini.org/

Pomigliano d'Arco forse il primo esempio d'operaio-robotizzato


La lettera racapitata alle maestranze dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco che illustrava i punti salienti del famoso piano strategico per la produzione della Panda e ricevuta dagli operai pochi giorni prima della festa del lavoro, sembrava una macraba presa in giro.

"È tempo di compiere un balzo nel futuro, futuro di cui sarete ancora voi gli artefici e i protagonisti. Grazie di cuore e buon lavoro".

Queste alcune delle parole contenute che, quasi sarcasticamente accompagnava la busta paga, invero al limite della povertà, dei cassintegrati del Giambattista Vico, firmata dal neo-presidente John Elkann, e Sergio Marchionne, amministratore delegato dell’azienda torinese.

Di lavoro, però, le maestranze di Pomigliano, non ne vedono dal 2008.


Nei prossimi incntri tesi a ristrutturare l'operatività dello stabilimento si parlerà nche di turnazione;ossia all’enorme tasso di flessibilità richiesto agli operai, che stando alle intenzioni dei dirigenti Fiat passerebbero, dagli attuali dieci, a diciotto, con in più una sensibile riduzione della durata delle pause che diventerebbero tre da dieci minuti piuttosto che le attuali due da venti minuti.

L’intero ciclo logistico è stato progettato dal professore giapponese Yamashina, il quale ha fatto visita agli stabilimenti vesuviani della Fiat a fine 2009.
Il rischio concreto di tale progetto è quello di trasformare i lavoratori in vere e proprie macchine produttive, determinandone quella totale alienazione psico-fisica che altri hanno definito come rischio Toyotizzazione.

martedì 20 aprile 2010

L'arma segreta d'Israele


Si parla dell'Intifada, si parla della situazione disperata dei palestinesi, si parla di come questi usino i civili per occultare le basi e gli arsenali militari, ma poco si parla dei modi di combattere che Israele usa contro i Nativi della regione.

Voglio parlare delle "DIME-bomb" (Low Collateral Damage o Less Lethal Weapons) che vedono negli Stati Uniti l’ideatore e Israele l'acquirente.
Lo studio, la sperimentazione e la progettazione di tali armi si è effettuata presso l’Us Air Force Reserach Laboratory, con una spesa di circa 40 milioni di dollari.

Sono bombe di nuova concezione, dotate anche di Gps, atte a non danneggiare l’ambiente circostante, come la bomba al neutrone, con massimi danni alle persone, ma infrastrutture quasi intatte.
Un rivestimento esterno in polimero di carbonio , più economico e leggero del metallo, ed interno di tungsteno polverizzato e mescolato con esplosivo. Il tungsteno che è molto resistente alle alte temperature, non si scioglie durante lo scoppio, ma è proiettato in innumerevoli microschegge che spazzano tutto quello che incontrano di umano nel raggio variabile fra 4 e 10 metri. Tali schegge provocano gravissime e profonde lesioni: amputazioni sono nette, come un taglio chirurgico.
A maggior distanza invece la letalità di quest’arma è data dalle micro o nanoparticelle di tungsteno, che penetrano nella pelle attraverso piccole ferite. L’azione combinata del carbonio del rivestimento e del metallo incandescente fa sì che esse arrivino fino alle ossa causando la morte dei tessuti, con danni gravi agli organi.
Chi riesce a sopravvivere ha la quasi certezza di ammalarsi di cancro, in una logica criminale che vuole così creare dopo i danni iniziali, il caos e il collasso della struttura sanitaria del nemico, obbligata a curare i feriti contaminati che non potranno più essere impiegati sul terreno . Un’arma concepita per un tipico impiego antiguerriglia in centri abitati.

I medici che curarono i primi feriti dalla nuova arma, restarono scioccati per il tipo di ferite e le amputazioni provocate, gli arti sono stati come tagliati di netto, come da un’enorme ghigliottina.

Il New Weapons Research Committee ha denunciato all’opinione pubblica l’uso di quest’arma.
In questi anni il NWRC ha raccolto molte prove medico scientifiche, grazie anche alla testimonianza dei medici libanesi , che confermerebbero l’uso d tutta una serie di armi non convenzionali dal conflitto libanese del 2006 sino a quello di Gaza del 2008/09.

giovedì 1 aprile 2010

La Grecia merce di scambio per Granbretagna e USA

La crisi del debito pubblico della Grecia sta provocando sconquasso.
Su Bruxelles fioccano le analisi soddisfatte statunitensi e i continui rimbrotti su e contro i “PIGS”. Tale acronimo (Pigs=maiali) accomuna le nazioni Ue inadempienti ai parametri di Maastricht sul rapporto debito-pil e sull'articolo 125 del trattato di Lisbona P come Portogallo, I come Italia, G come Grecia, S come Spagna.
Entro il 15 maggio, l’Ue dei Sedici dovrà mettere in esecuzione un piano di sostegno alla Grecia affinchè possa evitare la bancarotta.
In questo periodo Atene è chiamata a operare un prelievo forzoso dalle tasche dei suoi cittadini e a programmare una consistente riduzione dell’indebitamento.

In quanto a cifre i dati sono più che conosciuti: nel 2010 il rapporto pil-indebitamento sarà per la Grecia pari al 121 per cento, con un deficit ulteriore di oltre 300 miliardi di euro. Di fronte al disastro monetario greco, a Bruxelles si sta premendo sulla Germania perché guidi la “squadra di soccorso”. Ma per Berlino non è affatto un onore, questo, ma un onere difficilmente accettabile. Sia perché è escluso dagli stessi elementi fondativi dell’unione monetaria europea (e dai dettati dei due trattati fondanti, Maastricht e Lisbona) che un Paese membro si faccia carico della stabilità dell’eurozona con accordi di sostegno a chi è in crisi. E sia perché la lenta ripresa tedesca difficilmente potrebbe sopportare nuovi carichi e zavorre esterne.
D’altra parte, proprio per evitare tali ripercussioni, i padri fondatori di quel mostro che è l’Unione europea avevano delegato ad un ente terzo la Bce la politica monetaria dell’Europa dell’euro, per lavarsi le mani da ogni obbligo di direttiva economica. E non è certo tutto. La possibilità di una reazione a catena che destabilizzi totalmente l’eurozona è appena dietro l’angolo.
Il Fondo monetario internazionale di recente ha stilato la sua consueta pagella sui “Paesi cattivi del mondo” in quanto a stabilità monetaria ed ha indicato le varie necessità di “inasprimento fiscale”, nazione per nazione, al solo fine di mantenere lo status quo governando l’indebitamento. E’ interessante notare che in cima alle classifiche si ergano Gran Bretagna e Giappone, per i quali il Fmi propone inasprimenti fiscali, nel 2010, pari al 13% del pil.
Seguono a ruota Irlanda, Spagna e Grecia (9%) e quindi gli Usa (8,8%).
Per l’Italia si parla della “necessità di alzare le tasse” di un altro 8 per cento.
Gli Usa. Gli “spendaccioni del mondo”, quelli che hanno riempito di carta-straccia (banconote), le casseforti cinesi e che veleggiano impavidi sull’onda di un deficit di 1500 miliardi di dollari che, con la cura Obama, accumula ulteriori 300 miliardi di interessi annuali da pagare.
Con un surplus di emissioni statali in scadenza per un trilione di dollari all’anno (mille miliardi di dollari), difficilmente assestabili con un risparmio dei cittadini caduto dal 2008 a livelli infimi.
Gli Usa, quelli che da tempo immemore usano a loro piacimento i cambi del dollaro per abbassare i costi delle importazioni di materie prime o, al contrario, per far crescere la redditività delle proprie esportazioni di brevetti, royalties, beni e servizi
Il tallone di Achille, voluto, costruito a tavolino a Maastricht e quindi a Lisbona, per assoggettare “l’area di libero scambio” che qualcuno si affanna a definire “Europa” ai desiderata del momento degli Stati Uniti d’America,Una bancarotta greca val bene la sopravvivenza dei Padri Fondatori.

mercoledì 17 marzo 2010

La resistenza lituana all’invasione sovietica. Episodi dimenticati del dopoguerra

In conseguenza dell'Accordo sul Consiglio di Controllo, la suprema autorità verrà esercitata dalle Potenze Alleate, ciascuna nella propria Zona di Occupazione, secondo le direttive inviate dai Tre Governi ai rispettivi Comandanti in Capo delle Forze Armate degli Stati Uniti, del Regno Unito, dell'URSS e della Francia.
Conferenza di Posdam Art1

Alla fine di agosto del 1939, il Patto Molotov-Ribbentrop tra l'Unione Sovietica e la Germania, permise a Stalin di inglobare nell’Urss le tre Repubbliche Baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) e la Bessarabia romena, oltre che a dichiarare guerra e ad invadere la Finlandia che si era opposta coraggiosamente alle pretese territoriali del dittatore comunista. Il 15 giugno 1940, le forze sovietiche penetrarono in Lituania, annettendola il successivo 3 agosto. Nonostante la rapida e violenta epurazione di gran parte della classe dirigente della repubblica baltica, ben presto, nelle foreste del paese, iniziarono a formarsi le prime bande partigiane, composte inizialmente da ex ufficiali e soldati del disciolto esercito, mentre nelle città sorsero le prime organizzazioni politiche clandestine, anche se bisognò comunque attendere un anno per assistere alla prima grande sommossa contro l’invasore. Questa si sviluppò tra il 23 e il 27 giugno 1941, in seguito dell'attacco tedesco all'Unione Sovietica (22 giugno 1941), ed ebbe successo, costringendo i russi, già pressati dall’avanzata della Wehrmacht, ad abbandonare il paese.
Lo LFA, avente struttura e fini prettamente militari, si poneva come scopo ultimo l’indipendenza del paese e la restaurazione dello stato di diritto attraverso la lotta armata contro “tutti gli invasori”.
L’Esercito di Liberazione confidava inoltre che le nazioni occidentali (Gran Bretagna e Stati Uniti) alla fine della guerra, dopo un’eventuale sconfitta della Germania, avrebbero costretto anche Stalin a rinunciare alle sue mire sul paese: speranza destinata tuttavia a rimanere tale. Le aspettative poggiavano soprattutto su un documento, la Carta Atlantica, siglata l'8 agosto 1941 da Churchill e Roosevelt ed avvallata, almeno formalmente, dal dittatore di Mosca. Il documento garantiva che, una volta battuta la Germania, tutte le nazioni occupate nel 1939-1941 dalle potenze in guerra (nella fattispecie Germania e Russia) avrebbero riottenuto la libertà. Ciononostante, nell’estate del 1944, allorquando le forze sovietiche all’inseguimento di quelle tedesche misero nuovamente piede in Lituania vi instaurarono subito un nuovo regime. E tutto ciò in spregio ai propositi e alle indicazioni contenute nella Carta Atlantica.
Nel paese regnava oltre alla fame e alla disperazione provocate dalla guerra, la più totale impreparazione politica e militare.
Nell'estate del 1944, poté risorgere nuovamente il Movimento di Resistenza Nazionale Lituano che, nonostante la dura repressione sovietica, crebbe gradualmente fino a raggiungere la sua massima forza nel 1945. In questo arco di tempo, il lavoro condotto per ricostruire l’esercito clandestino fu enorme, difficoltoso e per certi versi imperfetto sia sotto il profilo organizzativo e operativo. Se da un lato le armi non scarseggiavano (i partigiani ne avevano raccolto un quantitativo considerevole dopo la ritirata tedesca), mancavano gli ufficiali, soprattutto quelli capaci di condurre una guerra guerreggiata, cioè non convenzionale. Inoltre, molti alti graduati non godevano della stima dei combattenti. “


LA PRIMA FASE DELLA RESISTENZA ARMATA
Estate 1944 - Primavera 1946

Durante questo periodo, i gruppi partigiani comandati da ex ufficiali dell’esercito assunsero dimensioni notevoli, anzi eccessive, venendo addirittura strutturati in compagnie e perfino battaglioni. La tattica adoperata da queste unità era di tipo convenzionale con operazioni effettuate, anche in pieno giorno, da reparti numerosi. Tattica quest’ultima che causò ai ribelli perdite molto rilevanti. Per stroncare il movimento ribelle, il Comando sovietico trasferì in Lituania, oltre a decine di battaglioni regolari dell’esercito, due divisioni della NKVD (poi KGB) e quattro reggimenti di Guardie di Confine, forze alle quali si unirono circa 7.000 ausiliari della locale Milizia Comunista, i cosiddetti stribai. Questa massa di uomini, che raggiunse un totale complessivo di oltre 100.000 militari, venne posta agli ordini del “governatore” M. A. Suslov inviato da Stalin in Lituania con il preciso compito di “bonificare e normalizzare il paese” e che si mise in evidenza per la estrema crudeltà dei suoi metodi. Basta ricordare che, nel solo giorno di Natale del 1944, nella regione di Dzukija, gli uomini di Vetrov impiccarono o fucilarono oltre 2.000 civili accusati di appoggiare i partigiani. Per ordine di Stalin, tutti i soldati della NKVD impegnati nei rastrellamenti ebbero permesso di violentare, rubare, torturare ed uccidere civili. Pesante si rivelò anche la politica di repressione voluta dal dittatore di Mosca nei confronti della Chiesa Cattolica lituana, accusata di dare protezione ai partigiani e soprattutto di essere portatrice di “valori contrari al credo marxista”. Nelle campagne, molti loghi di culto vennero trasformati in depositi di grano o addirittura in stalle. Neanche i cimiteri vennero risparmiati dai reparti della NKVD che, in sfregio alla religione cattolica, arrivarono a profanarli, estirpando dalle tombe decine di migliaia di croci.

LA SECONDA FASE DELLA RESISTENZA ARMATA
Primavera 1946 - Fine 1949

In concomitanza con il lento ma inesorabile consolidarsi del potere sovietico, i gruppi partigiani iniziarono a frazionarsi in unità molto più piccole formate da plotoni di cinque, massimo 10 uomini. In questa fase della guerra, i ribelli evitarono di svolgere azioni nelle ore diurne. Solo verso il fare della sera, le pattuglie iniziavano la loro attività, effettuando imboscate e attacchi contro colonne e presidi russi. Rapidamente, anche i raggruppamenti autonomi partigiani operativi in diversi comprensori territoriali accettarono di entrare a fare parte del Movimento di Resistenza, venendo assegnati alle dipendenze di specifici Distretti dipendenti da un Comando Centrale. Ma ciononostante, soltanto nel febbraio 1949 questo processo poté dirsi completato. In questo periodo venne infatti creata una nuova struttura, il LLKS (Movimento dei Combattenti per la Libertà Lituana), avente il compito di coordinare le attività politiche e militari di tutto il movimento clandestino. E uno speciale Comitato facente parte di questo organismo provvide a nominare quale presidente provvisorio della Libera Repubblica di Lituania il generale J. Þeimatis.
Le unità partigiane basavano la propria attività su regole ferree. I reparti erano strutturati come vere e proprie unità di un esercito regolare ed esisteva una precisa gerarchia di gradi. Le truppe, nel limite del possibile, vennero dotate di uniformi militari e di mostrine. Il Movimento di Resistenza si organizzò anche sotto il profilo delle gestione del territorio, nominando responsabili istituzionali incaricati di favorire la propaganda anti-sovietica e di garantire all’interno dei Distretti da essi controllati la normale attività lavorativa dei civili ivi residenti. In questo periodo, i partigiani intensificarono i loro attentati nei confronti dei collaborazionisti e dei Commissari del Popolo che sovrintendevano il sequestro e la collettivizzazione forzata delle terre e delle proprietà: prassi che tra l’altro portò l’economia agricola lituana allo sfascio. Tra il 1946 e il 1949, i partigiani riuscirono, grazie alla connivenza di tipografi e lavoratori del settore cartaceo, a dare alle stampe più di 70 tra giornali e pubblicazioni clandestine che vennero distribuite su tutto il territorio nazionale. Molte delle pubblicazioni avevano come scopo quello di informare la popolazione circa la situazione internazionale e di mantenere l'identità culturale nazionale lituana. Durante questo periodo, il Movimento riuscì a violare la Cortina di Ferro sovietica e ad inviare in Occidente suoi rappresentanti per chiedere aiuti materiali e sostegno politico agli anglo-americani. I partigiani lituani avevano infatti compreso molto bene che da soli non sarebbero stati in grado di liberarsi del regime comunista.


LA TERZA E ULTIMA FASE DELLA RESISTENZA ARMATA
Gennaio 1950 – Inverno 1953

Tra il 1950 e il 1953, il movimento di resistenza entrò nel vortice di una grave crisi che lo avviò ad un progressivo sfaldamento. A determinare questa crisi furono diversi fattori. In primo luogo, gli auspicati aiuti da parte dell’Occidente si concretizzarono in pochi aviolanci di rifornimenti e armi effettuati da aerei anglo-americani privi di matricole decollati dalla Germania Occidentale e dall’isola di Bornholm. Secondo, la progressiva collettivizzazione forzata delle terre e la costituzione di comuni agricole controllate politicamente da Mosca impedì ai partigiani di accedere agli indispensabili approvvigionamenti alimentari. Terzo, la crescente attività degli agenti del KGB e degli addestrati gruppi “anti guerriglia” iniziò a fiaccare i gruppi combattenti, ormai anche a corto di armi e di munizioni, favorendo nel contempo il fenomeno delle diserzioni. Quarto, la gravissima crisi economica innescata dalla collettivizzazione delle terre gettò la classe contadina nella miseria più assoluta rendendola più malleabile ed incline ad accettare le sementi e i viveri “offerti” ad essi dal governo in cambio di delazioni utili per individuare e catturare partigiani. Quinto, le continue deportazioni di massa di civili nei gulag siberiani e il contestuale processo di “russificazione” del paese, indebolì la stessa componente etnica lituana, ridotta quasi alla stregua di una minoranza priva dei diritti più elementari.
Fu per queste ragioni che, verso la metà del 1953, la quasi totalità dei gruppi ribelli accettò di arrendersi in cambio delle amnistie promosse dal governo comunista di Vilnius. In realtà, quasi tutti i partigiani che si arresero spontaneamente non ottennero dalle autorità alcuna clemenza in quanto vennero imprigionati, processati per direttissima, impiccati o spediti nei gulag siberiani. E fu proprio per questa ragione che alcune centinaia di guerriglieri preferirono continuare la loro disperata resistenza ancora per qualche anno, subendo però nuove sconfitte.
Il 30 maggio 1953 i reparti anti-guerriglia sovietici catturarono J. Zemaitis, il Presidente del Presidium del Movimento Lituano per la Libertà. Il leader verrà fucilato il 26 novembre 1954. Per la cronaca, l’ultimo partigiano lituano a cedere le armi fu Ananas Kraujelis che venne ucciso in combattimento il 17 marzo 1965.


BIBLIOGRAFIA:

THE LITHUANIAN NATION IN 1940.1941 AND 1944.1953 MGB (KGB) STATISTICAL INFORMATION
Baltic Defence Review No. 3 V Volume, 2000. Ricerca di Rimantas Zizas
PARTISAN WAR IN LITHUANIA IN FIGURES JULY 1944.1953 MGB (KGB) STATISTICAL INFORMATION
Baltic Defence Review No. 3 V Volume, 2000.
M. Laar, War in the Woods: Estonia’s Struggle for Survival, 1944 – 1956, The Compass Press, Washington, 1992
P. Carrel, Operazione Barbarossa – 21 giugno 1941/18 novembre 1942, primo e secondo volume, Edizioni BUR RCS Libri, Milano, 2000

venerdì 19 febbraio 2010

Il mondo mitico della Gnosi


I termini "gnosi" o "gnosticismo" designano i differenti sistemi di pensiero che agli albori della tarda antichità hanno cercato di armonizzare i fondamenti salvifici della filosofia e religione ellenistica e della religiosità orientale con il nascente Cristianesimo.
Il mito centrale dello gnosticismo è espressione di una "nostalgia", di un anelito del "centro", ovvero delle origini, dal quale si sviluppa una colpa anteriore che porta alla creazione dell’uomo e del mondo, intesi entrambi quali carceri dell’Anima divina.

Le concezioni e le aspettative della gnosi nascono da un "centro" in sé rinchiuso da cui si dipartono delle emanazioni che si configurano in una "pienezza", un pleroma, realizzando armonicamente tutte le infinite potenzialità creative insite embrionalmente nel "centro", ovvero nel Padre onnipotente e sconosciuto.
Tutte le emanazioni del "centro", cioè gli Eoni sgorgati dal Padre celeste, sono personificate e procedono usualmente per "coppie", riflesso dell’androginia che, rintracciabile ad ogni livello della divinità, designa la sua perfezione in rapporto al mondo, luogo in cui vi è scissione e polarità senza mediazione (maschile/femminile, freddo/caldo, secco/umido, etc.).

Solo l’ultima di esse: Sophia, un’entità femminile nel desiderio e nella "passione" di afferrare l’inconoscibile "centro", produce una lacerazione tra mondo superiore, il pleroma, e mondo inferiore, il kenoma, il "vuoto", il nostro universo.

È il fondamento, tutto "occidentale", dell’esoterismo gnostico: il mito di Sophia, la "Sapienza" precipitata dall’Olimpo celeste, intrisa di Luce originaria, anche se maculata da una passione divina e dall’"ignoranza".

Gli Arconti (dal greco arkhonontos), sono quelle figure che nella teogonia e cosmogonia gnostica svolgono il ruolo di giudici e controllori del mondo materiale.

Il primo arconte nacque da Sophia, un eone emanato dal Pleroma, che, anziché congiungersi con un altro eone, si congiunse al suo desiderio per il Dio occulto.
Da questa unione nacque un essere bestiale con la faccia di leone, Jaldaboth.
L'amore di Sophia per il Pleroma si trasformò in desiderio, pertanto l'emanazione di Sophia fu stravolta nella forma e nel contenuto, ma una scintilla della sua natura divina vi si riversò comunque. Sophia, vergognandosi di suo figlio, nato dalla trasgressione e dalla violazione delle regole divine, lo nascose lontano dagli altri eoni, in una sorta di zona buia.
Qui Jaldaboth iniziò la creazione del mondo materiale e diede vita ad altri arconti, ognuno di loro in forma animalesca. Ognuno dei suoi discendenti, come lui, aveva la capacità di creare, anche se la non discendenza diretta dal Dio occulto limitava questa capacità.
Jadalbaoth regnava supremo sul cosmo, mentre i suoi figli regnavano su ognuno dei cieli. Durante la creazione del mondo materiale, però, giunse il Metropator, una emanazione del Dio occulto che intendeva raggiungere Sophia.
Gli arconti, allora, stupiti da tale potenza decisero di catturare il Dio occulto tramite una sua manifestazione, così, ad immagine del Metropator, crearono Adamo. Questi tuttavia giaceva inerte nel Paradiso Terrestre finché il Padre, mosso a pietà non gli infuse il soffio di vita.
Una dicotomia secolare, quindi, oppone il Paradiso terrestre, mondo di effimera gioia arenato nelle secche del tempo, alla realtà del Paradiso celeste.
Gli arconti sono dunque, le potenze responsabili della creazione dell'uomo e del mondo materiale, ma anche le potenze che, grazie al loro ricordo dell'armonia e dell'ordine del Pleroma, danno le regole del Cosmo e del Tempo. Ma la loro funzione non si limita a questo. Essi sono anche il maggiore ostacolo al ritorno dell'uomo verso il Dio occulto. La loro opera si esplicita proprio nel soggiogare l'uomo con le loro regole.

domenica 14 febbraio 2010

I tropici la coltivazione la festa... la morte


Consumando i prodotti tropicali vengono alla mente posti da sogno, clima caldo e tanta pace.

Ma…

Il Nicaragua è uno dei maggiori produttori di canna da zucchero, rendendo alcune sue regioni con coltivazione specializzata e monotematica. La canna da zucchero è esportata per la produzione di liquori come rhum, cachaca (liquore indispensabile nella movida).

Una delle regioni ove la coltivazione è più importante è Chichigalpa, nella zona occidentale del Nicaragua. Quivi regna sovrana la Nicaragua Sugar Estate Ltd del colosso economico nicaraguense Grupo Pellas.

Ma il poter avere una produzione da record ha un tragico bilancio dovuto all’uso indiscriminato di pesticidi e l'inquinamento delle risorse idriche della zona.
I pesticidi sono usati in dosi massiccie e erogati da braccianti schiavi senza alcuna protezione individuale.
Secondo i dati diffusi dalla Asociación Nicaraguense de Afectados por Insuficiencia Renal Crónica, Anairc sarebbero ormai più di 3 mila i morti in questi ultimi anni e tutto lascia a indicare che questo preoccupante fenomeno non diminuirà la sua mortale intensità nel futuro.

I ritmi di lavoro sono di per sè massacranti, dalle 10 alle 16 ore di lavoro al giorno, tutti i giorni; ma l’uso sommario delle sostanze chimiche porta un bilancio spaventoso: ogni settimana possono morire dalle sei alle sette persone, tutti ex lavoratori i cui reni sono devastati dall’assimilazione costante delle sostanze in oggetto, ma non è tutto tali prodotti chimici cadendo sul tesseno lo impregnano ed inquinano irreversibilmente le falde acquifere della zona rendendo così imbevibile l’acqua di una delle regioni più ricca di sorgenti; La falda acquifera della piana, una delle migliori del paese, ma oggi registra un’alta concentrazione di residui agro-chimici (DDT, DDE, Toxafeno, Endrin, Methil).
Attualmente il numero dei morti ha superato le tremila unità e sono almeno cinquemila gli ex lavoratori ammalati e questo numero aumenta ogni giorno di più. E iniziano a verificarsi i primi casi in bambini avvelenati appunto dall’acqua inquinata.
Secondo uno studio dell’Università Autonoma del Nicaragua, il 95 per cento dei pozzi che riforniscono il territorio a nord-est del Paese sono contaminati da feci, diserbanti, pesticidi e batteri.
In particolare la falda acquifera della piana fra León e Chinandega, che potrebbe essere una delle migliori del Paese, registra un'alta concentrazione di residui agrochimici tra cui il Ddt, Dde, Tóxafeno, Endrin e Methil Paration.
Ancora la monocoltura del banano ha portato conseguenze gravissime in primis perchè provoca un rapido disboscamento delle terre e in seguito uccide il terreno e le falde acquifere per l’uso senza regole di pesticidi.
Ma tale coltura non ha solo ripercussioni negative sulla salute anche l’occupazione dei braccianti non è rosea in quanto l'80% degli stessi sono assunti con contratti a termine, privi di garanzie sociali, non vengono registrate le ore di lavoro, per cui molti non riescono neppure ad arrivare alla pensione Il controllo delle piantagioni è affidato gruppi paramilitari al soldo delle multinazionali. Esistono delle vere e proprie "liste nere" sulle quali sono registrati i lavoratori iscritti al sindacato. Non c'è diritto di riunione e se si vuole incontrarsi bisogna farlo nelle chiese o di notte, di nascosto, nei bananeti".

Per finire l’ampio bacino del lago di Managua è oramai il collettore di alcune zone franche, concerie, risaie e caseifici, di coltivazioni di banane e canne da zucchero. Alcuni fiumi ricevono metalli pesanti come piombo, cianuro, arsenico e mercurio.