sabato 13 febbraio 2010

L'origine profondamente religiosa del Carnevale

Il Carnevale è l'adattamento cristiano di antiche usanze pagane quali i lupercali (riti di purificazione del 15 febbraio celebrati dai sacerdoti "luperci") e i saturnali (festa popolare dell'antica Roma in onore di Saturno che nel periodo di svolgimento, tra il 17 e il 23 dicembre, annullava le barriere servili e sociali).
Durante i sette giorni di festeggiamenti in onore di Saturno si conducevano per la città carri festosi tirati da animali bizzarramente bardati ed il popolo si riuniva in grandi tavolate, a cui partecipavano persone di diverse condizioni sociali prive di barriere e si mangiava tra lazzi e danze. La gioia sfrenata era il mezzo usato per favorire un raccolto abbondante ed un periodo di benessere e felicità. Altra caratteristica dei 'Saturnali' era la sospensione delle leggi e delle norme che regolavano allora i rapporti umani e sociali. Erano giorni di esplosione di frenesia incontrollata, di un'esuberanza festaiola che poteva anche degenerare in atti di intemperanza e di dissolutezza.
Dal Quattrocento (400 d C), il Carnevale sostenne una serie di attacchi repressivi dai moralizzatori dell'epoca che giudicavano troppo "pagani" i riti, i festeggiamenti e i banchetti che si svolgevano in quel periodo.
Nonostante questo, il Carnevale ha continuato a dar vita a nuove forme celebrative: combattimenti tra classi diverse di cittadini o fra circoscrizioni, a colpi di sassi e bastoni (da cui l'uso degli attuali manganelli in plastica); lotte rituali tra rioni e quartieri di una stessa città (a tutt'oggi la battaglia delle arance a Ivrea) o tra cittadine diverse.

Le origini del carnevale vanno ricercate in antichi riti legati al rapporto tra uomo e terra, nel periodo in cui i lavori della terra subivano un arresto la vita sociale si intensificava.
Le prime manifestazioni del carnevale nel mondo risalgono a 4000 anni fa. Gli Egizi furono i primi ad ufficializzare una tradizione carnevalesca, con feste, riti e pubbliche manifestazioni in onore della dea Iside, che presiedeva alla fertilità dei campi e simboleggiava il perpetuo rinnovarsi della vita.
L'uso della maschera che ride era legato alla credenza che la risata, anche se non reale, allontanasse gli spiriti maligni e che con il volto coperto l'uomo, non più legato alla propria umanità, potesse lasciarsi andare ad atti e comportamenti solitamente inusuali o mal tollerati. L'abbandonarsi ad estreme licenze sessuali potrebbe essere riportato agli antichi riti propiziatori che prevedevano l'unione dei corpi sulla nuda terra come omaggio alla Madre Terra, riti radicati soprattutto tra i popoli Celti.

E' incerta la radice etimologica del Carnevale: c'è chi la farebbe risalire al carrus navalis, carri a forma di nave usati a Roma nelle processioni di purificazione, e chi al carnem levare, tradizione medioevale di consumare un banchetto di "addio alla carne" la sera precedente il mercoledì delle Ceneri, saziandosi fino alla nausea prima dei digiuni quaresimali.
Successivamente, con la diffusione della religione cristiana, prima, e cattolica, poi, il Carnevale ha assunto il significato di inizio ufficiale delle celebrazioni quaresimali. Le autorità ecclesiastiche, pur tollerando le manifestazioni carnevalesche come motivo di svago, abolita l'origine pagana, considera sin dal passato il carnevale come momento fondamentale di riflessione e di riconciliazione con Dio. Si celebravano, come tuttora avviene, le Sante Quarantore, (o carnevale sacro), che si concludevano con qualche ora di anticipo la sera dell'ultima domenica di carnevale.

La conclusione del carnevale, violenta e tragica, racchiusa nel rogo del simulacro del carnevale stesso risale ai riti propiziatori di origine contadina, ben augurali per la fecondità della terra, dove il rogo era il passaggio dalla morte alla vita; le ceneri ottenute per mezzo del rogo erano poi seppellite, mone fecondo concime sacro per la terra. Usanza che è lo specchio dell'immolazione reale umama prima, animale poi donata alla Madre Terra per poerne ricevere i frutti all'imminenete primavera.
La chiesa ha trasferito tutto ciò nel simbolo del Mercoledì delle Ceneri dove la cenere dell'ulivo pasquale dell'anno precedente, cosparso sulla fronte del fedelo lo accompagna nel percorso di rinnovamento, di rinacita della Quaresima.

Dopo l’intervallo di meditazione e attesa della Quaresima avviene la Pasqua.
Il nome deriva dall'ebraico Pesàh che significa "passare oltre" e "saltare", indicava appunto la cerimonia dei pastori ebrei che al primo plenilunio di primavera, prima di partire per i pascoli estivi, immolavano i primi nati del gregge il cui sangue veniva sparso sulle capanne e sugli animali per proteggere le famiglie e le greggi dalle calamità, e la cui cenere era sepolta.
Durante la cerimonia si svolgeva una danza rituale che consisteva in una serie di salti, da qui il nome di "pasàh" (saltare).
Tra i popoli semiti il primo novilunio dopo l'equinozio di primavera coincideva con l'inizio del mese di Nisan, il mese in cui i pastori, dopo aver celebrato la loro "pasqua" scendevano alle valli.

Per effettuare un esame etimologico della "Pasqua" dobbiamo rifarci ad una antica divinità pagana, la Dea Eostre. Questa antica Dea non è molto conosciuta nella mitologia nordica, viene menzionata per la prima volta dal Venerabile Bede (679-735) nel suo "De Temporum Ratione" dove è messa in relazione alla primavera e alla fertilità dei campi. Infatti il nome sembrerebbe provenire da aes e cioè Est, dunque è una divinità legata al sole nascente e al suo calore, del resto il tema dei fuochi e del ritorno dell'astro sarà un tema ricorrente nel proseguo delle tradizioni pasquali. Le origini di questa Dea però non sono molto chiare. Grimm, noto studioso di mitologia nordica nel suo "Teutonic Mythology" descrive Eostre come una divinità pagana portatrice di fertilità e la collega alla luce dell'Est e in particolare all'equinozio di Primavera che veniva chiamato dai popoli celti "Eostur-Monath" e successivamente di "Ostara". Simbolo della Dea è la lepre o il coniglio che in realtà rappresenta la stessa divinità che si rende immanente e concepisce se stessa come divinità dei boschi. Questo carattere sembrerebbe far ritornare l'idea di Eostre come Dea della vegetazione le cui caratteristiche sono simili ad altre divinità come Tammuz o Adone che, come vedremo, sono collegate anch'esse a tale festività.
L'animale, poi, non è casuale, ma scelto non solo per le sue famose doti riproduttive ma anche e perché, secondo i Germani, le aree nere della luna rappresenterebbero proprio la lepre, sancendo così la sacralità dell'animale.Una delle credenze dell'uomo antico era quella che, cibandosi dell'animale simbolo della divinità o meglio espressione stessa della divinità, non faceva altro che rendersi partecipe di quella scintilla di divino che è insita nella sua immanenza. Questa tradizione è ripresa poi anche dai pani dolci a forma di zig-zag che vorrebbero rappresentare l'andatira dell'animale. Nelle tradizioni pagane si celebrava il ritorno della Dea andando a scambiarsi uova "sacre" sotto l'albero ritenuto "magico" del villaggio, usanza che dunque collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.
Anche l'uovo non è scelto a caso ma è da sempre simbolo di rinascita. Per l'antico raccoglitore e cacciatore la Primavera portava gli uccelli a deporre le proprie uova e dunque ad avere un nuovo sostentamento dopo l'austerità dell'inverno. La stessa deposizione di uova differenti da parte delle diverse specie di uccelli potrebbe portare all'idea delle uova differentemente dipinte che si sono poi tramandate fino ai giorni nostri.
L'uovo diventa così potente talismano di fertilità e vita come testimoniato dalle usanze delle uova sacre Ucraine ove il cibarsi di questo alimento celebrerebbe la rinascita del sole e il ritorno delle stagioni dell'abbondanza. Come possiamo notare dunque la Pasqua è una festa dalle origini antichissime e che si collega ai rituali naturali e alla sacralità degli alberi, essa altro non sarebbe che un'altra forma di venerazione, di quel principio agreste basato sulla morte e rinascita dello spirito della vegetazione rappresentato spesso nell'uccisione e nella risurrezione della Dea o successivamente dell'Uomo Selvatico. Una tradizione interessante è quella dei cosi detti Giardini di Adone: in particolare nell'area orientale si venerava, sotto i nomi di Tammuz e Adone, la decadenza e la rinascita annuale della vita e anche se le fonti intorno a queste divinità sono frammentarie e oscure, da esse deduciamo che morissero ogni anno per poi risorgere.
Ad esse era dedicato una specie di giardino che altro non era che un simbolo basato sul principio della Magia Imitativa, cioè che il simile produce il simile: realizzare questi giardini fioriti era un modo per incoraggiare la crescita delle messi.

Un rituale creduto cristiano affonda le sue radici nel paganesimo: i "sepolcri", realizzati il Venerdì Santo per il Cristo con piante, spighe e fiori, veri "giardini" realizzati sulla tomba del dio morto creando un legame ancora più stretto tra festività e rituali arborei. Anche la simbologia dell'agnello o meglio del "capretto" sarebbe strettamente legata al culto arboreo nello stesso significato della lepre per la Dea Eostre. La capra infatti, errando nei boschi, rosicchia le cortecce degli alberi danneggiandoli notevolmente, così solo il dio della vegetazione si nutre della pianta da esso personificata, e dunque lo stesso animale non può che essere sacro. Come nel caso delle uova, l'uomo antico mangiando la carne dell'animale crede di acquistare e assorbire una parte di divinità. Pertanto il cibarsi di animali sacri per il dio è un sacramento solenne come la celebrazione di Gesù, rappresentato da un Agnello che ancora oggi, in molte parti di Italia si consuma.
"…io sono l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo…"

I cosi detti fuochi di gioia da cui poi deriverebbe la tradizione del cero pasquale.
In Germania ad esempio i contadini raccolgono tutti i rami secchi che trovano nelle loro campagne per poi farne un enorme rogo e spargere le ceneri nei campi per propiziare il raccolto, mentre tizzoni accesi vengono portati all'interno delle case come protezione dagli spiriti maligni. Tali rituali li troviamo anche in molte altre parti d'Europa e nella nostra stessa Italia.
Si tratterebbe di un rito purificatorio, in sintonia con quello che poi sarebbe il significato della Pasqua cristiana, del resto è abitudine spesso bruciare in questi roghi delle effigie stregonesche o un fantoccio costituito da sterpaglie che comunemente viene chiamato "Giuda".
I rituali richiamavano ancora il cammino del sole o ancora di portare in terra parte del suo calore infatti l'usanza di far ruzzolare ruote infuocate giù per una collina o il correre nei campi con le fiaccole accese fa proprio passare per una imitazione del percorso solare nel cielo.
In questa tradizione fortemente pagana si inserisce il cero pasquale, il fuoco sacro alla religione Cristiana che anche in questo caso attinge a piene mani dal mistico sacco dei rituali pagani.
Così ecco che nelle chiese si spengono le luci, proprio a rappresentare il dominio assoluto del buio, visto solo successivamente come male, poi trionfa la luce, simboleggiata dal cero dal quale si accendono le varie candele, che si portano a casa come i pagani portavano i loro tizzoni accesi: un mistico intreccio di culture e credenze che si fondono in antichi rituali e simbologie che si perdono nella notte dei tempi.

Fonti
Gaspare Caliendo: Dai cieli dell’ellade ai colli di roma
Frazer James: Il ramo d'oro.
Attilio De Marchi: Il culto privato di Roma antica.
Andrea Carandini: Remo e Romolo. Dai rioni dei Quiriti alla città dei Romani

venerdì 5 febbraio 2010

Il velo si leva e H1N1 si dimostra una vittima del sistema finanziario


Lentamente il sipario si alza, anche se in silenzio e con molti tentativi d’occultamento, ciò che si muoveva dietro le quinte dello spettacolo “Influenza H1N1” si svela.
Il presidente della commissione Sanità del Consiglio d'Europa, ha mosso formale accusa contro le ditte produttrici di farmaci e vaccini antinfluenzali e di aver manovrato le decisioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità al fine di dichiarare lo stato di pandemia. Questo ha permesso alle società farmaceutiche di assicurarsi enormi guadagni, mentre vari paesi hanno sperperato il proprio budget sanitario, con l’acquisto di copiose dosi di vaccino contro una malattia relativamente mite.
Ad esempio nel Regno Unito il Ministero della Sanità aveva stimato il numero di decessi da H1N1 in 65.000, ed a tal scopo si erano spesi 1 miliardo di sterline per allestire un'apposita linea di consulenza telefonica e un sito web, sospeso le normali regolamentazioni per poter distribuire i farmaci antinfluenzali senza bisogno di prescrizione, e allertato le autorità sanitarie e locali affinché si preparassero ad un'imponente pandemia, e acquistate ingenti dosi di vaccini.Gli obitori ed il personale addetto era stato messo in preallarme per contenere l’alto numero di cadaveri e si era messo in stato d’allerta l'Esercito per prevenire disordini dovuti alla ricerca dei medicinali, ma con meno di 5000 casi di malattia in Inghilterra la scorsa settimana e solo 251 morti in tutto, l’accumulo di farmaci e vaccini ramai prossimi alla scadenza il paese è l’esempio di una sovra stima grave del pericolo.
Il presidente della commissione Sanità dell’U.E. prosegue nella sua inchiesta facendo osservare che, uno un dirigente incaricato di fare consulenza al governo sull'influenza suina, avava anche un incarico da 116.000 sterline l'anno presso il consiglio della GlaxoSmithKline.Ma ha anche mossa l’accusa verso l’OMS in quanto il panico creato ha fatto sì che i governi facessero scorta di medicinali antinfluenzali e per numerose dosi di vaccino. e sottoscrivessero "contratti dormienti" (entrano in vigore non appena viene dichiarato lo stato di pandemia). Poi gli basta aspettare che l'OMS dica "pandemia" e si rendendono attivi i contratti. Per poter promuovere i farmaci e i vaccini antinfluenzali, entrambi brevettati, le compagnie farmaceutiche hanno plagiato scienziati ed agenzie ufficiali, responsabili degli standard della sanità pubblica, di modo che allarmassero i governi di tutto il mondo.
Ma anche altri stati hanno subito le stesse sovrapposizioni di incarichi, per esempio presidente per la Francia del Centro di Ricerca e sulle Malattie Infettive, aveva ricevuto finanziamenti pari alla somma da bilancio statale da parte dei fabbricanti dei vaccini contro l'influenza, ancora il consigliere in capo per i problemi riguardanti le malattie virali presso il governo olandese, il più importante esperto del SAGE (Strategic Advisory Group of Experts) è stato finanziato esclusivamente dai più importanti fabbricanti di prodotti farmaceutici e vaccini, nel corso degli ultimi 48 mesi.

In oltre delle persone vaccinate molte hanno avuto gravi effetti collaterali tanto che in Francia ministro della Salute francese Roselyne Bachelot ha ricevuto un ordine di comparizione dinnanzi al 'Tribunal de Grande Instance' di Parigi per porre fine al più presto alla campagna di vaccinazione contro l'influenza H1N1.
Questo perché i francesi subiscono la promozione commerciale del Tamiflu - che provoca resistenza e acutizza lo stress respiratorio - e la promozione di vaccini altamente tossici il cui permesso di marketing è stato dato troppo rapidamente, nonostante ci sia stato il sospetto di epatiti autoimmuni su 400 bambini testati, e molte malattie autoimmuni negli adulti, in relazione allo squalene (rapporto della FDA del febbraio 2009, e dell'EMEA, l'Agenzia Europea dei Medicinali).
Nonostante una grande sottostima, il primo bilancio dell'EMEA è stato di 55 morti dopo la vaccinazione su 5 milioni di persone, mentre le autorità avevano previsto solo (!) 0,5 morti ogni milione di vaccinati.

Contemporaneamente la Polonia si è rifiutata di ordinare i vaccini, e il parlamento russo, la Duma, ha interpellato l'ambasciatore russo presso l'OMS a Ginevra perché venga avviata un'inchiesta ufficiale sulle testimonianze e prove riguardanti l'importante corruzione all'interno dell'OMS stessa, e tale interpellanza si è chiusa con la dichiarazione che qualora la corruzione venisse accertata la Russia si ritirerà dall'OMS.
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http://www.decapactu.com/spip/article.php3?id_article=507
http://www.dailymail.co.uk/news/article-1242147/The-false-pandemic
Der Spiegel, 12/12/09

sabato 30 gennaio 2010

Termini Imerese vittima del sistema Italia


Non se lo ricorda più nessuno. Ma c’è stato un momento in cui, per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, pareva aprirsi una nuova prospettiva, capace di alimentare fondate speranze sul suo futuro. Quando al termine di un incontro incontro svoltosi a Palazzo Chigi nel 19 febbraio del 2007, la Fiat prospettò, di fronte i sindacati, e il Governo Prodi una produzione di 500mila autovetture in più entro il 2010”. In quell’occasione, l’Azienda parlò anche dell’arrivo dei suoi nuovi modelli, “previsti per metà 2008”[1].
Il ministero del Lavoro si impegnò, ad aprire al più presto, presso la Presidenza del Consiglio, “un tavolo di confronto ad hoc”, mirato “non solo alla continuità, ma anche al rilancio” dello stabilimento siciliano. Infatti, il progetto era quello di trasformare Termini Imerese da impianto di assemblaggio a centro di costruzione di autovetture.
In tale progetto l’organico avrebbe dovuto quasi raddoppiare, passando dagli oltre 2mila addetti a più di 4.500.Non più tardi di tre anni fa, dunque, la Fiat già passata sotto la guida di Sergio Marchionne, riteneva possibile dare un futuro alla fabbrica di Termini Imerese. Il 14 gennaio 2009, invece, intervenendo a Detroit all’Automotive News World Congress, lo stesso Marchionne ha affermato che la decisione di chiudere lo stabilimento siciliano è “irreversibile perché tale stabilimento non sarebbe in grado di competere”[2].
Cosa è successo, nel giro di tre anni, per causare questa totale inversione di rotta?
La prima risposta che viene alla mente è ovvia: la crisi.
Ma le cose, in realtà, sono più complesse. È vero, infatti, che la crisi globale è scoppiata proprio nel 2008 e che la presentazione del piano industriale, prevista per giugno-luglio di quell’anno, fu poi rinviata dalla Fiat per 12 mesi, fino al luglio 2009. Ma il punto non è questo. Il fatto è che la nuova Fiat globalizzata ha via, via cambiato idea sui suoi assetti produttivi. Innanzitutto, non ha sviluppato a Termini alcuna produzione di componentistica, ed è questo, e non un’ipotetica lontananza, ciò che rende più costoso assemblare un’auto in questo stabilimento piuttosto che in un altro. In secondo luogo, il Mediterraneo è probabilmente considerato come un’area non strategica. La cosiddetta insufficiente produttività di Termini Imerese non è dunque un dato oggettivo. È il prodotto di discutibili scelte industriali.

Alla FIAT che ritiene siano troppi 6 stabilimenti in Italia e considera troppo costoso produrre in un impianto come quello di Termini Imerese, in oltre l’Italia è sede di una grossolana anomalia costituita dal fatto di produrre meno auto di quante non se ne immatricolino.
Una classe politica che si rifiuta di prendere atto del fatto che un settore industriale come quello dell’automobile non avrà più la possibilità di essere trainante per l’economia. In quanto deve fare i conti, oltre che con gli effetti della globalizzazione, anche con la sempre più progressiva saturazione del mercato, basti pensare che oggi in Italia circolano oltre 35 milioni di autovetture.
Una classe politica totalmente incapace di rompere i ponti con il passato e comprendere la necessità d’indirizzare gli investimenti in quei settori che presentano ampi spazi di mercato e a parità di produzione riducono il consumo di risorse.
Settori come quello della produzione e distribuzione dell’energia, della ristrutturazione degli edifici secondo criteri di basso assorbimento energetico, della riqualificazione del territorio, del riuso, riutilizzo e riciclo dei rifiuti. Settori che se fossero oggetto di quegli investimenti che fino ad oggi sono stati indirizzati a sostenere colossi industriali (FIAT in testa) attenti solo ai propri interessi, avrebbero le potenzialità per superare sia gli aspetti economici ed occupazionali, sia gli aspetti ambientali della crisi, costituendo in prospettiva un vero e proprio salto di qualità.
La classe politica intera, come abbiamo potuto leggere, è passivo di fronte alle “pretese” ai “capricci” di una imprenditorialità volta a conservare i privilegi acquisiti, senza avere la forza di esercitare una presa di posizione energica e motivata, dall’altro risulta disarmante l’assoluta mancanza di strategie volte a costruire un’alternativa all’attuale modello industriale, palesata da parte di tutta la classe politica italiana.
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[1] Rassegna sindacale 22- 28 febbraio 2007
[2] http://www.ecodisicilia.com/termini-imerese-pa-marchionne-sulla-chiusura-dello-stabilimento-e-irreversibile.htm

Gli utili FIAT e il peso della crisi


I risultati della Fiat nel 2009 hanno subito pesantemente della crisi economica con un calo del 15,9% degli utili; ovverossia una perdita netta di 848 milioni di euro.
Questo non ha impedito al consiglio di amministrazione della società di prevedere una distribuzione di dividendi per le diverse categorie di azioni per 237 milioni di euro.
Una nota del Lingotto sottolinea che la Fiat prende atto della normalizzazione dei mercati dei capitali quale fonte di finanziamento e nutre fiducia nella capacità di continuare a generare utili, anche all’interno di mercato molto difficile. La previsione si basa sull’assunto che la Commissione europea autorizzerà a breve i governi a rinnovare gli incentivi per la rottamazione.
Ipotesi che a tutt’oggi è smentita dal governo italiano. Di conseguenza il mercato europeo dell’auto, nelle previsioni dell’amministratore delegato Sergio Marchionne dovrebbe registrare un calo complessivo delle vendite del 12%. Una notizia che da sola è bastata a far scendere di oltre il 3% la quotazione dei titoli Fiat in Borsa. Del resto è gioco forza ipotizzare che l’impegno del Lingotto oltre oceano per rimettere in sesto la Chrysler costerà parecchio e che questo non potrà non riflettersi sui conti aziendali e sui dividendi per gli azionisti.
E non solo per non eccedere nell’indebitamento il Gruppo FIAT sarà costretto a tagliare quello che considera rami morti, vedi lo stabilimento siciliano di Termini Imerese, e fare ricorso selvaggio allo strumento della Cassa Integrazione. Qui non si vuole discutere della politica errata frutto di demagogia che ha portato all’apertura dei piccoli stabilimenti come quello siculo. Si vuole puntualizzare che le parole ottimistiche, i tavoli di concertazione sono sempre più argomenti fumosi che non hanno riscontro colla dura realtà del mercato.

lunedì 25 gennaio 2010

Borsellino, ultime parole


Pochi giorni prima di essere assassinato, Borsellino incontrò lo scrittore Luca Rossi cui raccontò diversi aneddoti della sua esperienza professionale, fra i quali uno riguardante degli accertamenti che insieme con Falcone conducevano in merito ad alcune delle rivelazioni di Buscetta.

Don Masino aveva descritto minuziosamente la villa dei cugini Salvo, e questa descrizione, cruciale per attestare l'attendibilità del teste (ed ancora più cruciale visto quanto questo particolare teste stava risultando essenziale nell'azione complessiva del pool, che su queste spendeva la sua credibilità operativa), parlava di un grande salone che aveva al centro un grande camino. Durante il sopralluogo nella villa, però, quasi tutto corrispondeva al racconto del pentito, meno che il camino, che non c'era.
Falcone allora, guardando costernato Borsellino, fece il gesto della pistola alla tempia e gli disse "adesso possiamo spararci tutt'e due". La discrepanza poteva infatti in rapida successione rendere inattendibile il teste, privare l'impianto dell'indagine di uno dei suoi tasselli centrali, esporre l'intero pool alle accuse già ventilate di approssimazione professionale o, peggio, di intenti persecutorii nei confronti di onesti cittadini.
Borsellino avvicinò il custode della villa e, dopo averci chiacchierato di cose insignificanti, ad un certo punto gli chiese per curiosità cosa usassero per scaldarsi d'inverno.

Il custode ripose "Col camino. Ma d'estate lo spostiamo in giardino".

Fu solo colpa?


Craxi si avvicinò alla politica grazie alla militanza antifascista del padre durante la Seconda Guerra Mondiale, entrando di lì a poco nel Partito Socialista e non uscendone più sino al 1994, a causa dei ben noti scandali di Tangentopoli.Negli infuocati scontri universitari dei suoi anni giovanili cominciò a maturare quella che sarà una costante del suo bagaglio politico: la gelosia per l’autonomia, del suo Paese e del suo partito. I socialisti in Italia infatti, vivevano costantemente all’ombra del PCI.


Craxi favorì sin da subito le nuove leve del partito. Ad animare il rinnovato protagonismo di questi ultimi fu il fermento culturale acceso dalla rivista «Mondoperaio» di Federico Coen e da Norberto Bobbio, impegnati ad emancipare la sinistra italiana dal marxismo-leninismo.Craxi si inserì perfettamente in questo contesto, plasmando un PSI indipendente e dalle solide e rinnovate radici culturali. Esse furono descritte nel saggio datato agosto 1978 intitolato Il Vangelo Socialista[1], da molti considerato l’atto di definitiva rottura dei socialisti con il comunismo. Partendo da Proudhon ed arrivando a Bobbio, passando per Rosselli, Gilas e Russell, il leader socialista tracciò il profilo di una dottrina democratica, laica e pluralista, in contrapposizione con la lezione marxista ed i concetti di libertà collettiva e di egemonia gramsciana.


Craxi si presentò agli Italiani in una maniera totalmente nuova: da un lato prese esplicitamente le distanze dal leninismo rifacendosi a forme di socialismo non autoritario[2], e dall'altro si mostrò attento ai movimenti della società civile e alle battaglie per i diritti civili, sostenute dai radicali, curava la propria immagine attraverso i mass media e mostrava di non disdegnare la politica, spettacolo. Avviò una campagna per la "governabilità del governo", assumendo toni sempre più decisionisti, con quella che nei giornali sarà chiamata la "grinta di Craxi".
Certo è che dagli anni ottanta parole d'ordine come "governabilità" e "decisionismo" sono state successivamente invocate da destra e da sinistra per proporre un approccio modernistico all'organizzazione del sistema-Paese.

Craxi avrebbe soltanto "aggiornato" le soluzioni offerte dalla politica degli anni Ottanta, sposando un moderato liberismo economico più in voga nell'epoca di Reagan e Thatcher.

Come arma di tattica politica, volta a spezzare il connubio tra democristiani di sinistra e partito comunista che negli anni Settanta aveva compresso lo spazio di manovra del PSI, abbandonò la delimitazione dei rapporti politici all'"arco costituzionale": ricevette Almirante nelle consultazioni di governo e consentì all'elezione di un deputato del partito di destra ad un organo parlamentare di garanzia.

All'epoca del bombardamento americano contro Tripoli, avvenuto il 14 aprile 1986, il ruolo di Craxi fu reputato eccessivamente prudente e fu per questo criticato dalla stampa nazionale per non aver reagito alla rappresaglia libica (il lancio di missili su Lampedusa). Oltre venti anni dopo è emersa una ben diversa descrizione dei fatti[3] secondo cui Craxi avvertì preventivamente Gheddafi dell'imminente attacco statunitense su Tripoli, consentendogli in tal modo di salvarsi. Si tratta di una ricostruzione conforme con le note posizioni del governo italiano, che considerava la ritorsione americana, scaturita dalla politica di appoggio al terrorismo della Libia, come un atto improprio, che non doveva coinvolgere come base di partenza dell'attacco il suolo italiano. Tale versione è coerente anche con alcune ricostruzioni dei missili su Lampedusa, segnatamente quella secondo cui i missili sarebbero stati un espediente per coprire "l'amico italiano" agli occhi degli americani: lo dimostrerebbe la scarsa capacità offensiva di penetrazione dei missili, che per altro sarebbero caduti in mare senza cagionare alcun danno. Nella politica estera, Craxi continuò la politica atlantista dei suoi predecessori, ai quali aveva dato l'appoggio del suo partito per l'installazione in Sicilia degli "euro-missili" posizionati contro l'URSS; secondo Brzezinski, l’ex segretario di Stato di Carter, ”senza i missili Pershing e Cruise in Europa la guerra fredda non sarebbe stata vinta; senza la decisione di installarli in Italia,quei missili in Europa non ci sarebbero stati; senza il PSI di Craxi la decisione dell’Italia non sarebbe stata presa. Il Partito Socialista italiano è stato dunque un protagonista piccolo, ma assolutamente determinante, in un momento così decisivo”.


Stipulò accordi con i governi della Jugoslavia e della Turchia; sostenne anche il dittatore della Somalia Siad Barre, già segretario del Partito Socialista Rivoluzionario Somalo. Fornì un appoggio convinto alla causa palestinese e intrecciò relazioni diplomatiche con l'OLP e con il suo leader Yasser Arafat, di cui divenne amico personale, sostenendone le iniziative. Obiettivo dichiarato era quello di fare dell'Italia una potenza regionale nell'area del Mar Mediterraneo e del Vicino Oriente. In quest'ambito, tre episodi sono considerati quelli più significativi, e tutti e tre coinvolsero gli Stati rivieraschi di fronte alle coste italiane: Egitto, Libia e Tunisia. Anche Arafat fu un suo grande amico, vista l’opera craxiana di opposizione alla «visione di un grande Israele, installato anche su territori che sono abitati ed appartengono a popolazioni arabe e palestinesi», come disse nel 1982, proprio dopo un incontro con il leader palestinese. Ma l’apice venne raggiunto nel dibattito parlamentare seguente al succitato caso-Sigonella, dove giunse ad affermare: «Io contesto all’OLP l’uso della lotta armata non perché ritenga che non ne abbia diritto, ma perché sono convinto che la lotta armata non porterà a nessuna soluzione. Non ne contesto la legittimità, che è cosa diversa», portando ad esempio le lotte risorgimentali italiane, necessariamente violente nell’ottica dell’indipendenza nazionale.


Craxi propose anche – sulla scorta di analoghe operazioni effettivamente realizzate negli anni settanta in Grecia e, negli anni cinquanta, nella Germania di Konrad Adenauer: la "lira pesante", un progetto per la parità uno a mille della valuta, si disse con la possibile coniazione di una moneta con l'effigie di Garibaldi; l'operazione non ebbe alcun seguito.


  • Furono diversi i provvedimenti varati dal governo Craxi, fra i più importanti:
    il nuovo concordato con la Santa Sede, detto Accordi di Villa Madama perché firmato nel 1984 a Villa Madama con il cardinale Agostino Casaroli Segretario di Stato vaticano; il cattolicesimo abbandonava la nozione di "religione di Stato" e veniva abolita la "congrua". Veniva istituito il contribuito volontario dell'8 per mille per i finanziamenti alla Chiesa cattolica e alle altre religioni e l'insegnamento facoltativo della religione cattolica nelle scuole.

  • il contestato taglio di quattro punti della Scala mobile, a seguito del cosiddetto "decreto di San Valentino", ottenuto con la sola concertazione della CISL e della UIL.

La CGIL, invece, abbandonò le trattative e diede vita a massicce manifestazioni di massa, con la collaborazione del Pci, che nel frattempo scatenò in Parlamento un ostruzionismo durissimo. Il decreto passò con la fiducia e in seguito venne avviata una raccolta di firme che portò ad un referendum abrogativo. Al referendum, che si tenne nella primavera del 1985, Craxi partecipò attivamente alla campagna elettorale a sostegno della sua riforma, riuscendo ad ottenere, a sorpresa, la sconfitta degli abrogazionisti.


La politica economica dei suoi governi è stata molto discussa: da un lato l'inflazione, dal 1983 al 1987, scese dal 16% al 4%, e lo sviluppo dell'economia italiana, secondo soltanto a quello del Giappone, vide sia una crescita dei salari (in quattro anni, di quasi due punti al di sopra dell'inflazione), sia il momentaneo sorpasso del reddito nazionale e di quello pro-capite della Gran Bretagna, diventando il quinto paese industriale avanzato del mondo.

In quegli stessi anni però il debito pubblico passò da 234 a 522 miliardi di euro (dati valuta 2006) e il rapporto fra debito pubblico e PIL passò dal 70% al 90%). Ciò ha fatto dire che la sua gestione del bilancio, sul punto non correttiva degli squilibri accumulativi nei conti pubblici nel decennio precedente, ha contribuito a provocare allo Stato l'enorme debito pubblico, decisamente superiore alla media europea.
La battaglia agli evasori fiscali nel commercio al minuto, che produsse l'obbligo del registratore di cassa e dello scontrino fiscale grazie ad una battaglia condotta dal ministro delle finanze Bruno Visentini.
Il condono edilizio Nicolazzi del 1985: esso era inserito in una legge urbanistica, che non fu mai realmente applicata, che aveva l'ambizione di voltare pagina rispetto al passato ed introduceva un sistema di regole penali e una diretta attribuzione di responsabilità alle amministrazioni comunali per la repressione degli abusi[4].
Nel 1989 il crollo del Muro di Berlino e del sistema sovietico diede definitivamente ragione alle battaglie anticomuniste di Craxi Per capire la dimensione della sua opera, basti ricordare le parole di Lech Wałęsa, leader di Solidarność: «Non saprei dire oggi come sarebbero andate le cose se non ci fossero stati leader della portata di Craxi».Ma l’esito di quel periodo di inchieste non può che lasciare interdetti. Intere parti politiche furono praticamente risparmiate, ed il PCI, parimenti colpevole e per di più finanziato dall’URSS, ne uscì lindo e pulito.Nel suo libro Il Caso C., Craxi denunciò tutte le anomalie ed abusi di stampa e magistratura (“contro” la quale aveva già promosso il referendum per la responsabilità civile dei giudici, che ebbe esito favorevole ma rimase lettera morta), che lo portarono a sospettare un «complotto» ai suoi danni.
Ma l’atto più clamoroso del leader socialista fu sicuramente il discorso pronunciato alla Camera il 3 luglio 1992, in cui accusò tutti i politici presenti di essere al corrente del finanziamento illegale ai partiti, sfidando chi dissentisse dalle sue parole ad alzarsi. Nessuno lo fece. Craxi già il 3 luglio 1992 alla Camera aveva affermato che tutti i partiti avevano bisogno di denaro ottenuto illegalmente per finanziare le proprie attività, e lo ricevevano. Il giuramento cui sfidò tutto il Parlamento[5] non fu raccolto da nessuno, ma fu per anni sentito come un peso gravante sulla classe politica italiana.
Il 5 dicembre 2002 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha emesso una sentenza che condanna la giustizia italiana per la violazione dell'articolo 6 paragrafo 1 e paragrafo 3 lettera d (diritto di interrogare o fare interrogare i testimoni) della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo in ragione dell'impossibilità di «contestare le dichiarazioni che hanno costituito la base legale della condanna», condanna formulata «esclusivamente sulla base delle dichiarazioni pronunciate prima del processo da coimputati (Cusani, Molino e Ligresti) che si sono astenuti dal testimoniare e di una persona poi morta (Cagliari)». Tuttavia, la Corte ha rilevato anche che i giudici, obbligati ad acquisire le dichiarazioni di questi testimoni dal codice di procedura penale, si sono comportati in conformità al diritto italiano. Per quanto riguarda gli altri ricorsi valutati (diritto ad un equo processo, diritto di disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie alla difesa) la corte non ha rilevato violazioni. Per la violazione riscontrata la corte non ha comminato nessuna pena, in quanto ha stabilito che «la sola constatazione della violazione comporta di per sé un'equa soddisfazione sufficiente, sia per il danno morale che materiale.
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[1]da Vangelo socialista «La profonda diversità dei «socialismi» apparve con maggiore chiarezza quando i bolscevichi si impossessarono del potere in Russia. Si contrapposero e si scontrarono due concezioni opposte. Infatti c'era chi aspirava a riunificare il corpo sociale attraverso l'azione dominante dello Stato e c'era chi auspicava il potenziamento e lo sviluppo del pluralismo sociale e delle libertà individuali [...] La meta finale è la società senza Stato, ma per giungervi occorre statizzare ogni cosa. Questo è, in sintesi, il grande paradosso del leninismo. Ma come è mai possibile estrarre la libertà totale dal potere totale? Invece [...] Si è reso onnipotente lo Stato [...] Il socialismo non coincide con lo stalinismo [...] è il superamento storico del pluralismo liberale, non già il suo annientamento.»
[2] da Lettera del Presidente Napolitano alla signora Craxi nel 10° anniversario della scomparsa di Bettino Craxi “[…]Le scelte di governo compiute negli anni 1983-87 videro un rinnovato, deciso ancoraggio dell'Italia al campo occidentale e atlantico, anche di fronte alle sfide del blocco sovietico sul terreno della corsa agli armamenti ; e videro nello stesso tempo un atteggiamento "più assertivo" del ruolo dell'Italia nel rapporto di alleanza - mai messo peraltro in discussione - con gli Stati Uniti. In tale quadro si ebbe in particolare un autonomo dispiegamento della politica estera italiana nel Mediterraneo, con un coerente, equilibrato impegno per la pace in Medio Oriente. Il governo Craxi e il personale intervento del Presidente del Consiglio si caratterizzarono inoltre per scelte coraggiose volte a sollecitare e portare avanti il processo d'integrazione europea, come apparve evidente nel semestre di presidenza italiana (1985) del Consiglio Europeo[…] ” “[…]Numerosi risultano in sostanza gli elementi di condivisione e di continuità che da allora sono rimasti all'attivo di politiche essenziali per il profilo e il ruolo dell'Italia.[…]”
[3] Bettino Craxi, all'epoca presidente del Consiglio, chiese al suo consigliere diplomatico Antonio Badini di avvertire l'ambasciatore libico in Italia, quell'Abdurrahman Shalgam che oggi è il ministro degli Esteri di Gheddafi. E infatti stamane Shalgam ha confermato la storia: "Craxi mi mandò un amico per dirmi di stare attenti, il 14 o il 15 aprile ci sarà un raid americano contro la Libia". Il ministro libico aggiunge che fu proprio grazie a questo avvertimento che probabilmente il leader libico Muammar Gheddafi si salvò. Craxi informò la Libia "due giorni prima dell'aggressione, forse l'11 o il 12 ci disse di stare attenti e che l'Italia non avrebbe permesso di usare il mare e il cielo" agli americani per condurre il raid.

[4]http://www.italgiure.giustizia.it/nir/1984/lexs_107032.html
[5] da Atti parlamentari, Camera dei deputati, XI legislatura, resoconti stenografici, Assemblea, 3 luglio 1992. "Non credo che ci sia nessuno in quest'aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro":"Non credo che ci sia nessuno in quest'aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro"

sabato 9 gennaio 2010

La crisi è finita

Il numero dei disoccupati in Italia continua ad aumentare.
In novembre è stato raggiunto il tetto dell’8,3% con un aumento dello 0,1% rispetto ad ottobre e dell’1,3% rispetto a novembre 2008.
Si tratta del dato peggiore dal 2004, ancora più preoccupante se si tiene conto del fatto che il tasso di disoccupazione tra i giovani in cerca di un lavoro ha toccato il 26,5% con un aumento di 2,9 punti percentuali rispetto a novembre 2008.
Solo in novembre si sono persi 44 mila posti di lavoro.

Eppure i Media dicono che il peggio è passato e che i consumi delle famiglie aumentano...